Ereignis

EX NOVO MUSICA 2020

EX NOVO MUSICA

Topics: 

EX NOVO MUSICA 2019/20

Quarantennale dalla fondazione dell’Ex Novo Ensemble (1979-2019)

 

XVI. edizione

dal 23 ottobre 2019 al 19 marzo  2020

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

Ateneo Veneto, Aula Magna

con il sostegno di

Fondazione Teatro La Fenice

Pro Helvetia Fondazione Svizzera per la Cultura

 

1.

Mercoledì 23 ottobre 2019, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

QUARANT’ANNI DI MUSICA INSIEME

Musiche di Salvatore Sciarrino, Giacomo Manzoni, Aldo Clementi, Ludovico Einaudi, Alessandro Solbiati, Claudio Ambrosini

Ex Novo Ensemble

 

2.

Giovedì 7 novembre 2019, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

GEMINI VARIATIONS

Omaggio a Niccolò Castiglioni

In collaborazione con Fondazione Giorgio Cini, Fondo Niccolò Castiglioni

Musiche di Niccolò Castiglioni, Nino Rota, Maurice Ravel, Benjamin Britten

Ex Novo Ensemble

 

3.

Sabato 16 novembre 2019, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

QUATTRO SECOLI DI MUSICA A VENEZIA

Musiche di Giovanni GabrieliAntonio Vivaldi, Ermanno Wolf-Ferrari, Bruno Maderna, Claudio Ambrosini, Stefano Bassanese

Ex Novo Ensemble

 

4.

Lunedì 18 novembre, ore 18.00

Ateneo Veneto, Aula Magna

FESTIVAL DES REFUSÉS

Claudio Ambrosini

Come ascoltare la Musica Contemporanea

ascolti, commenti e spiegazioni con la partecipazione di musicisti e ospiti a sorpresa

 

5.

Mercoledì 4 dicembre 2019, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

DIALOGO ANGELICO

Manuel Zurria flauto

Daniele Ruggieri flauto

Musiche di Wilhelm F. Bach, Aldo Clementi, Louis Andriessen, Stefano Scodanibbio, Goffredo Petrassi, Nino Rota, Giorgio Federico Ghedini, Philip Glass

 

6.

Lunedì 9 dicembre, ore 18.00

Ateneo Veneto, Aula Magna

FESTIVAL DES REFUSÉS

Claudio Ambrosini

Come ascoltare la Musica Contemporanea

ascolti, commenti e spiegazioni con la partecipazione di musicisti e ospiti a sorpresa

 

7.

Mercoledì 11 marzo 2020, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

LUDUS MINOR

Musiche di Renato Miani, Mauro Montalbetti, Virginio Zoccatelli, Paul Hindemith, Claudio Ambrosini, Stefano Bellon, Nicolas Bacri, Guillaume Connesson

Davide Teodoro clarinetto

Carlo Teodoro violoncello

 

8.

Giovedì 19 marzo 2020, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

PANORAMA SVIZZERO

Tre ritratti

Con il sostegno di Pro Helvetia, Fondazione Svizzera per la Cultura

Musiche di Paul Juon, Othmar Schoeck, Ernst Bloch

Ex Novo Ensemble

 

Alcuni concerti di Ex Novo Musica 2019/20 saranno registrati e trasmessi in differita da RAI Radio 3. I testi non firmati e la redazione del catalogo sono a cura di Davide Teodoro.

 

con la collaborazione di

 

Ateneo Veneto

CIRS Centro Internazionale per la Ricerca Strumentale

Città di Venezia

CSC (Centro di Sonologia Computazionale) dell’Università di Padova

Fondazione Giorgio Cini

SaMPL (Sound and Music Processing Lab), Padova

Edizioni Suvini Zerboni, Milano

Casa Ricordi, Milano

Rai Radio 3

Studio Tapiro

 

Ex Novo Ensemble ringrazia

Gabriele Bonomo

Gianmario Borio

Lucas Christ

Laura Coppola

Matteo Costa

Mario Messinis

Fortunato Ortombina

Angela Pescolderung

Gianluigi Pescolderung

Gianpaolo Scarante

Francisco Rocca

Alvise Vidolin

 

Progetto grafico Studio Tapiro

 

Infopoint

Ex Novo Ensemble

Presidente Claudio Ambrosini

Cannaregio 3095

30121 Venezia

Tel./Fax (+39) 041 5240550

Mobile (+39) 338.8976827

info@exnovoensemble.it

www.exnovoensemble.it

 

Ingressi

Interi 20 euro

Residenti a Venezia 10 euro

Studenti, soci CinemaPiù e soci Tci 5 euro

Le manifestazioni presso l’Ateneo Veneto sono ad ingresso libero

 

Biglietteria Vela: punti vendita e orari

Presso le sedi dei concerti un’ora prima dell’inizio degli spettacoli

Teatro La Fenice tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00 Call Center (+39) 041 2424 acquisto biglietti dalle 09.00 alle 18.00

Rialto, fermata linea 2 tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30

Piazzale Roma, garage comunale tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30

Tronchetto tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.00

Lido, S. M. Elisabetta tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30

Mestre, Piazzale Cialdini – via Lazzari 32 tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30

Dolo, via Mazzini 108 dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 18.30

Sottomarina, piazzale Europa 2/C tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30

 

Biglietteria on line

www.teatrolafenice.it

Canale di vendita internet

 

I lavori scritti e dedicati all’Ex Novo Ensemble

Claudio Ambrosini (1948) Grande Fratello (2017)

per clarinetto basso e violoncello [7]

Claudio Ambrosini (1948) “Oh mia Euridice” A fragment (1991)

per clarinetto (anche controtenore), violoncello e pianoforte [3]

Claudio Ambrosini (1948) Vite di suoni illustri (2012)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello e pianoforte [1]

Aldo Clementi (1925-2011) Scherzo (1985)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello e armonium elettrico preregistrato [1]

Ludovico Einaudi (1955) The apple tree (1995)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello e pianoforte [1]

Giacomo Manzoni (1932) Ex Novo (2013)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello [1]

Renato Miani (1965) Fantasia super Veni Sancte Spiritus (2016)

per clarinetto basso e violoncello[7]

Salvatore Sciarrino (1947) Lo spazio inverso (1985)

per flauto, clarinetto, violino, violoncello e celesta [1]

Salvatore Sciarrino (1947) Arioso a 5 (2018)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello e pianoforte [1]

Virginio Zoccatelli (1969) Sentieri d’Oriente (2014)

per clarinetto e violoncello [7]

Le commissioni e prime esecuzioni assolute

Louis Andriessen (1939)          

Lacrimosa (1991)

versione per due flauti bassi di Manuel Zurria approvata dall’autore [5]

Stefano Bassanese (1960)

“si si si, no no no” (divertissement a guisa di danza per il 71° compleanno di Claudio Ambrosini)

per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte[3]

Stefano Bellon (1956)

Kintsugi Forced

per clarinetto e violoncello[7]

Mauro Montalbetti (1969)

Tre Madrigali onirici

per clarinetto anche clarinetto basso e violoncello[7]

Allessandro Solbiati (1956)

Cinque Movimenti

per violino e violoncello[1]

 

Le prime esecuzioni di lavori giovanili inedi di Niccolò Castiglioni (1932-1996)

In collaborazione con Fondazione Giorgio Cini, Fondo Niccolò Castiglioni

Sonata (1953)

per violino solo [2]

Partita (1953)

per pianoforte a 4 mani [2]

Sonatina (1952)

per flauto e pianoforte [2]

I numeri tra parentesi quadre si riferiscono alla manifestazione nella quale è inserita l’esecuzione dell’opera.

I had a dream

1979-2019 e 2004-2019: quarant'anni dalla fondazione dell'Ex Novo Ensemble e quindici dalla creazione di Ex Novo Musica. Un miracolo che ci fa dire grazie a quanti, in tutti questi anni, ci hanno dato una mano, ci hanno ascoltato, hanno fatto un pezzo di strada con noi, hanno condiviso gioie e pene.

40,15… 40,15… 40,15… mi son ripetuto talmente tante volte questi numeri che ho finito per sognarli.

Ero in un paese straniero, non ricordo quale, ricordo però che mi dava l'impressione di essere un posto molto civile, attento, in cui le istituzioni erano interessate al progresso della comunità.

C'era un'aria di festa in giro, e ogni tanto per le strade, vedevo degli striscioni: 40,15! 40,15! 40,15! Finché in una piazza qualcuno sembrò avermi riconosciuto e venne verso di me con un gran sorriso, tendendomi la mano per congratularsi.

"From New Together?", "From New Together?" Sulle prime non capivo, poi ho pensato che dovevano essersi affidati a un traduttore automatico e ho risposto di sì. Era il capo del nostro "fan club", che da giorni raccoglieva felicitazioni, segnalazioni e encomi per il quarantennale traguardo.

Così mi dice che c'era una montagna di messaggi entusiastici, continui passaggi dei nostri concerti nei media e perfino una gara tra i ministeri e le istituzioni per omaggiarci degnamente: quello del Lavoro voleva farci subito Cavalieri, quello della Pubblica Istruzione supplicava di creare dei corsi per tramandare le nostre conoscenze, affinché le nuove generazioni fossero competitive sul mercato internazionale. Quello della Cultura si impegnava a dotare tutte le discoteche della nazione dei cd fatti e da fare, riuniti in una esaustiva "From New Together Edition". Quello dello Sport si impegnava a sostituire ginnastiche modaiole con i nostri esercizi, come per esempio caricare e scaricare strumenti (utilissimo quello di mettere e togliere un clavicembalo, o un'arpa, o delle percussioni su una barca, in un giorno di pioggia e possibilmente di bassa marea). Quello dell'Economia poi non voleva crederci, che fossimo partiti da zero, senza nemmeno uno straccio di Start Up. Dal Comune era subito arrivata una medaglia con la preghiera di accettare la cittadinanza onoraria; grosse compagnie industriali garantivano borse di studio per giovani strumentisti, commissioni per giovani compositori, concorsi e varie attività sperimentali. Compositori e editori, in coro, ci ringraziavano per le innumerevoli occasioni che avevamo prodotto per sostenerli e perfino teatri e istituzioni concertistiche molto importanti facevano a gara per convincerci ad accettare il ruolo di "ensemble in residence", e per invogliarci garantivano occasioni, fondi, sostegno, pregandoci di proporre idee e progetti, impazienti di realizzarli…

Poi mi sono svegliato.

Dream on, Ex Novo!

                                                                            Claudio Ambrosini

 

Quest’anno (20l9) l’Ex Novo Ensemble festeggia quarant’anni dalla sua fondazione.

Quarant’anni di musica insieme sono tanti. È un periodo paragonabile ad un epoca storica. Sono, per intenderci, il doppio della durata del regime fascista in Italia, che per chi l’ha vissuto, a quanto ne so, è sembrato un lasso di tempo sconfinato. Però, tanto per relativizzare rispetto alla durata delle cose, è appena un poco meno del tempo in cui acquistai il mio vecchio zaino da montagna che ancora utilizzo alla bisogna. E noi, i musicisti dell’Ex Novo, siamo ancora qui, come il mio vecchio zaino, a confrontarci, talvolta aspramente, ad ogni prova alzando lo sguardo e la voce da sopra il leggio. Però questo confronto, forte e leale, è stato forse il segreto di questa longevità scaturita dall’incontro/scontro di personalità divergenti, contrapposte, che hanno finito per risultare complementari.

Nati per eseguire le composizioni di Claudio Ambrosini – con il quale individualmente ognuno ha portato avanti un lavoro di ricerca nel tentativo di esplorare ed ampliare le possibilità tecniche del proprio strumento – ci siamo formati però sui classici e sui repertori rari e poco frequentati. I classici hanno ancorato le nostre solide fondamenta e i repertori minori ne hanno  rafforzato la consapevolezza stilistica. Ma abbiamo anche contribuito, attraverso la testarda riproposizione dei nostri programmi da concerto non facendoci sopraffare dall’inedia intellettuale, alla diffusione della musica del Novecento, ancor oggi ammantata da una pericolosa aura “modernista”.

Insomma a cavallo del nuovo secolo anzi del nuovo millennio abbiamo attraversato tutte le infinite sfaccettature che contraddistinguono la libertà assoluta del comporre oggi: musica tonale, seriale, elettronica, aleatoria, minimalismo, alea controllata, gestuale, spettralismo e chi più ne ha più ne metta, tenendo sempre le orecchie ben aperte e cercando di non tradire mai la musica. E da questo abbiamo compreso che i nuovi linguaggi, le nuove idee, i nuovi strumenti, le nuove tecnologie non hanno cambiato la musica ma ne hanno mostrato soltanto altri aspetti che attendevano di essere scoperti e ascoltati.

Ed è proprio ciò che il nosto festival giunto alla XVI edizione, ringraziando ancora il pubblico e tutti coloro che ci hanno sostenuto, vuole fare: raccontare almeno un poco di quello che in questi quarant’anni abbiamo attraversato.

 

Davide Teodoro

 

1.

Mercoledì 23 ottobre 2019, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

QUARANT’ANNI DI MUSICA INSIEME

Musiche di Salvatore Sciarrino, Giacomo Manzoni, Aldo Clementi, Ludovico Einaudi, Alessandro Solbiati, Claudio Ambrosini

Ex Novo Ensemble

Daniele Ruggieri flauto

Davide  Teodoro clarinetto

Carlo Lazari violino

Carlo Teodoro violoncello

Aldo Orvieto pianoforte

 

Salvatore Sciarrino (1947)

Lo spazio inverso (1985)

per flauto, clarinetto, violino, violoncello e celesta

 

Giacomo Manzoni (1932)

Ex Novo (2013)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello

 

Aldo Clementi (1925-2011)

Scherzo (1985)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello e armonium elettrico preregistrato

 

Ludovico Einaudi (1955)

The apple tree (1995)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello e pianoforte

 

Allessandro Solbiati (1956)

Cinque Movimenti

per violino e violoncello

Presto con energia-Misterioso-Con energia e senza indugio-Con leggerezza, scorrevole

Prima esecuzione assoluta

Commissione Ex Novo Musica

 

Claudio Ambrosini (1948)

Vite di suoni illustri (2012)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello e pianoforte

 

Salvatore Sciarrino (1947)

Arioso a 5 (2018)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello e pianoforte

Quarant’anni  di musica insieme è un programma che presenta un’esigua parte dei lavori che in questi anni sono stati eseguiti in prima assoluta o dedicati all’Ex Novo Ensemble. E ben definisce il panorama della musica in Italia attraverso i suoi protagonisti più rappresentativi. Il concerto si apre infatti con Lo spazio inverso del 1985 di Salvatore Sciarrino che, quasi a testimoniare la parabola evolutiva della musica italiana, chiude anche il concerto con Arioso a 5 del 2018, attraversando i linguaggi così diversi di compositori la cui autorevolezza non ha bisogno di presentazione alcuna quali: Giacomo Manzoni, Aldo Clementi, Ludovico Einaudi, Claudio Ambrosini. Infine, ciliegina sulla torta – come potevamo trascurare l’impellente attualità – la prima esecuzione assoluta integrale del lavoro Cinque movimenti   di Alessandro Solbiati.

Lo spazio inverso (1985). Creare l'apparenza del moto con la stasi, una logica di fatti senza relazione. Può sembrare un paradosso irriducibile, e invece è l'incantesimo che a me è stato assegnato. Abolito il ritmo: la successione risulta da una gravitazione polifonica, come i segni nel cielo - allo stesso modo l'orizzonte somma profili molteplici di monti.
Il deserto lascia affiorare la fisiologia. Isole pulsanti di suono strisciano laghi di silenzio, e nel silenzio ritroviamo i suoni del corpo e li riconosciamo nostri, li ascoltiamo, finalmente. Ora sentiamo nuove anche le minime tensioni degli intervalli. E i gesti, svuotati dell'originario dramma, non si danno per veri, e balugina la loro intrinseca rappresentatività. La rarefazione è tale da emanare, ogni volta, uno spazio tutto proprio dove la composizione respira, lontana dalle musiche consuete. Straordinaria, stagliandosi pure sui suoni del quotidiano, dai quali paradossalmente è costituita.
La persistenza, talvolta, di eventi, di linee a mezz'aria come orizzonti sospesi fornirà le coordinate al nostro orecchio. Mentre un tempo il volto dell'opera doveva comporsi unitariamente, come isolato nel vuoto, ora si rovescia quella volontà di forma. E i margini del pensiero, creati già tali, vengono semplicemente accostati.
Non più dissimulati, produrranno impossibili dislivelli - le cesure - violente cicatrici in primo piano. Quasi gli strati della coscienza si fossero moltiplicati, sovrapposti, l'opera rappresenta i suoi stessi processi, tracce su tracce, per somigliare a un quaderno di universi lacerati. In particolare riconosciamo due dimensioni distinte: una è leggermente più oscura, ferina. Né continuità, né frammenti, né dialettica. Sono evitati gli sviluppi, e in realtà solo suggeriti affinità o legami, fra un momento e il successivo.
Suscitare lo spazio dove non c'è che una dimensione mentale può sembrare un surrogato in assenza dell'antica musica. Eppure basta la stessa coscienza del processo mentale, attraverso un'attenzione capillare al percepire - e la coscienza che la rete dei sensi organizza anche il disordine, ed è leggibile il caos. In virtù di tutto ciò è diversa questa musica, nuova la sua legge, e il suo finto racconto si rende, per grande o minuscolo che sia,alla soglia del secolo. Una melodia di vuoto. Aggirandola per anni, ne viene evocato il lirismo. L'aura soltanto, quasi magicamente, poiché mancano persino i presupposti di una stentata sequenza. È generosa la nostra mente . Ad essa questa musica flebile si volge. Non più fatta per addormentare le fiere. Anzi ugualmente addormenta in noi la fiera strumento di conoscenza. [Salvatore Sciarrino]

Ex Novo (2013). Il titolo non esprime solo la dedica al gruppo diretto da Claudio Ambrosini e al 10° anniversario del suo festival, ma anche una certa innovazione nella struttura compositiva, basata su un gruppo di note continuamente trasformato -a durate pressoché costanti- negli intervalli, nei registri, nelle scelte timbriche, dinamiche e ritmiche, lasciate queste peraltro al libero flusso del discorso musicale. Non si tratta propriamente di un nuovo inizio, ma certo di una innovazione che potrebbe schiudere al compositore orizzonti da esplorare. Fuori da queste brevi indicazioni credo che si debbano lasciare all'autore specifici approfondimenti tecnici, e all'ascoltatore la valutazione della riuscita o dell'efficacia musicale del brano. [Giacomo Manzoni]

Lo Scherzo (1985) di Aldo Clementi è un preziosissimo cesello contrappuntistico a partire da una sorta di valzer di matrice mitteleuropea, che ben mette in luce la fine natura “artigiana” dell’autore così sapientemente raccontata da Mario Bortolotto nel suo “Fase seconda”. Questa sorta di moto incantatorio degli strumenti, che si staglia dal fondo del totale cromatico dell’organo preregistrato, viene ritornellato a piacere in un vorticoso continuo impercettibile ritardando, quasi a voler mano a mano forzare le maglie dello stretto ingranaggio contrappuntistico svelandone la complessità e gli artifizi.

The apple tree (1995) che come lo stesso autore racconta “cerca di mettere in relazione elementi tratti da codici e linguaggi diversi del passato e del presente che appartengono alla nostra memoria, con un’attenzione particolare a quel grande serbatoio che è la musica popolare”, si caratterizza per lo scorrere di fasce ritmicamente ostinate e timbricamente uniformi su cui si ritagliano oggetti sonori riconoscibili. È in questo scorrere inarrestabile, che porta con sé frammenti melodici, gesti, colori, tracce, elementi di una esistenzialità marginale, frutti di un ipotetico albero delle mele, che si concretizza quel contrassegno di “minimalismo” attribuito alla musica dell’autore.

La composizione dei Cinque movimenti per violino e violoncello ha preso le mosse nel 2018 da una pura esigenza personale, fuori da qualsiasi commissione, l’esigenza di una severa sintesi immaginativa e formale: “asciugare” un chiaro ma complesso percorso narrativo e figurale entro successive arcate di pochi minuti e con una strumentazione minima. Non vi è stato alcun progetto globale, in partenza, e proprio il fatto che ciascun movimento sia stato scritto separatamente nel corso di più di un anno e per destinazioni impreviste e diverse (Ouverture è stato composto per Ex Novo per il 70° compleanno dell’amico Claudio Ambrosini, il secondo movimento per Ned Ensemble, il terzo e quarto sono divenuti commissione della Pinacoteca di Brera per una propria celebrazione del giugno scorso) ha conferito ad ogni movimento una totale indipendenza, e una caratterizzazione piuttosto ricca al proprio interno. Non si tratta cioè di brevi brani basati ciascuno su un’unica idea, bensì di cinque arcate formali e immaginative complete e complesse, sebbene ciascun brano abbia un centro d’interesse: il primo una progressiva apertura di registro che rivela via via l’identità dei due strumenti, il secondo l’uso globale della sordina pesante, il terzo, viceversa, un attacco potente e “sinfonico” e il quarto una spina dorsale pulsante e danzante. Poiché ciascun movimento conduce a proprio modo ad un elemento melodico, nel quinto ho pensato di rovesciare le cose e partire da un canto eterofonico che passa come un fil rouge attraverso reminiscenze dei movimenti precedenti, per dare unità al tutto e in omaggio all’impareggiabile ottavo e ultimo Valse noble et sentimentale di Ravel, autore sempre imprescindibile e irraggiungibile, ma in particolar modo in un duo per violino e violoncello. [Alessandro Solbiati]

Vite di suoni illustri (2012). Quello che caratterizza alcuni compositori della mia generazione è forse una diversa attenzione al suono, una concezione nuova del suono. Non più le “note”, appartenenti a questo o quel “sistema”, e non più nemmeno la nota, intesa come entità isolata, astratta. Piuttosto, invece, i suoni intesi come organismi viventi, dotati ciascuno di caratteristiche uniche e ben precise, connesse a questioni complesse derivanti sia dalla natura degli strumenti che dalla natura dell’uomo, dalla sua fisiologia: cioè sia dalla produzione del suono, che dalla sua percezione, dall’ascolto. Tra un do e il do all’ottava sopra (o sotto) nel sistema tonale – o in quello, all’opposto, dodecafonico – la parentela è grande; in una musica “suonale”, le differenze sono grandi. Oltre a questa idea di suono c’è altro, per esempio il confronto dialettico con il passato: diversi miei lavori si pongono in rapporto con la storia, denunciano – spesso fin dal titolo, come nel caso di Rondò di forza, di Trobar Clus, di De vulgari eloquentia o di Prélude à l’après-midi d’un fauve –  un affetto che ho sempre cercato, spero, di tenere esente da nostalgie. Anzi, tentando di non limitarmi a uno sguardo devoto ma sviluppando una teoria, che ho chiamato della prospettiva, secondo la quale un chiaro riferimento storico – quasi un “correlativo oggettivo” eliotiano – può essere funzionale. E non tanto per abbandonarsi a rimpianti quanto piuttosto per segnare, appunto, una presenza ma nello stesso tempo una distanza: il passato ha prodotto magnifiche cose, certamente, che noi ascoltiamo, ammiriamo, amiamo ma... loro erano lì e noi siamo qui. E da qui le guardiamo. Da un capolavoro del passato a noi, tra quell’epoca e la nostra, c’è il tempo che è intercorso e i grandi passi che le tecniche strumentali e il pensiero musicale hanno fatto nel frattempo. I secoli e, in particolare, i decenni della modernità hanno aperto il “ventaglio dei suoni” fino a esiti un tempo inimmaginabili. Vite di suoni illustri è dunque rivolto da una parte verso pietre miliari della storia della musica e dall’altra verso gli ascoltatori, che questi brani possono riconoscere, verificandone il grado di trasformazione. Va da sé che un lavoro sulle nuove tecniche non può che avvenire su materiali arcinoti, iconici. Un esempio? Il glissato di clarinetto che apre la Rapsody in blue o un frammento di un Capriccio di Paganini. Protagonisti in questo lavoro sono dunque dei suoni divenuti ormai “mitici” e che, tolti dal loro contesto e immessi in quello della contemporaneità, si trovano a vivere esperienze completamente diverse. Protagonisti di queste nuove “vite”, nell’ordine: clarinetto, flauto, violino, violoncello e pianoforte. Vite di suoni illustri è stato composto nel 2012 ed è dedicato agli ottant’anni di Mario Messinis, un ascoltatore speciale, sempre assetato di suoni nuovi e insieme capace di valutare musiche di ogni tempo. [Claudio Ambrosini]

Arioso a 5. Salvatore Sciarrino nel 1982 in giuria alla seconda edizione del Concorso “Venezia Opera Prima” scelse Claudio Ambrosini, allora esordiente, che si era presentato con due suoi lavori scritti nel 1981: Rondò di forza per pianoforte e Icaros per violino. Nelle estati del 1982 e del 1983, Sciarrino invitò Claudio Ambrosini come suo assistente al Corso di Composizione che si svolgeva nell’ambito del Festival delle Nazioni di Città di Castello: ne nacque una profonda, singolare amicizia. Anche se Ambrosini non fu mai propriamente allievo di Sciarrino – i due sono quasi coetanei – molte sono le liaison che intrecciano la loro esperienza artistica: prima tra tutte la vocazione alla creazione di “suoni di sintesi” con gli strumenti della tradizione, sempre intessuti in una tela di rigorosissimo impianto formale. Nel 2017 nel corso delle molteplici iniziative che onorarono la ricorrenza del 70° compleanno di Sciarrino, anche Ex Novo Musica gli dedicò un concerto nel contesto del quale ebbe luogo la prima esecuzione assoluta di Domini minimi di Claudio Ambrosini, che “è stato pensato il 4 aprile 2017 ed è dedicato ai settant’anni di Salvatore Sciarrino che, del dire tantissimo con apparentemente pochissimo, è maestro”. Salvatore Sciarrino, presente purtroppo solo in ispirito a quel concerto veneziano, ha voluto adesso dedicare ad Ambrosini Arioso a 5, uno splendido dono a Ex Novo Musica del quale gli siamo affettuosamente riconoscenti. [Aldo Orvieto]

 

2

Giovedì 7 novembre 2019, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

GEMINI VARIATIONS

Omaggio a Niccolò Castiglioni

In collaborazione con Fondazione Giorgio Cini, Fondo Niccolò Castiglioni

Ex Novo Ensemble

Daniele Ruggieri flauto

Carlo Lazari violino

Aldo Orvieto pianoforte (+)

Daniele Roi pianoforte

Niccolò Castiglioni (1932-1996)

Sonata (1953)

per violino solo (*)

Mosso, agitato – Lamentazione (Lento, dolente) – Inno (Allegro)

Nino Rota (1911-1979)

Trio (1958)

per flauto, violino e pianoforte (+)

Allegro ma non troppo - Andante sostenuto - Allegro vivace con spirito

Niccolò Castiglioni (1932-1996)

Gymel (1960)

per flauto e pianoforte (+)

Partita (1953)

per pianoforte a 4 mani (*)

Entrata (allegro moderato) – Ostinato (Allegro mosso) – Marcia (Moderato)

Minuetto (Moderato) – Finale (Sostenuto e pomposo)

Maurice Ravel (1875-1937)

Ma mère l'oye (1908-10)

Cinque pezzi infantili per pianoforte a quattro mani

Pavane de la belle au bois dormant (Lent)-Petit poucet (Très modéré)-Laideronnette, impératrice des pagodes (Mouvement de marche)-Les entretiens de la belle et de la bête (Mouvement de valse modéré)-Le jardin féerique (Lent et grave)

Fonte letteraria: Charles Perrault (“La Belle au bois dormant” e “Le Petit Poucet”, 1697), Madame Leprince de Beaumont (“La Belle et la Bête”, 1757), Madame d’Aulnoy (“Le Serpentin vert”, 1697)

 

Niccolò Castiglioni(1932-1996)

Sonatina (1952)

per flauto e pianoforte (*) (+)

Allegro – Nenia (Andantino) – Rondò (Allegro moderato, ma vispo)

Benjamin Britten (1913-1976)

Gemini Variations (1965)

Dodici variazioni e Fuga su un epigramma di Zoltán Kodály (Epigrammi, 1954, nr. 4), per flauto, violino, pianoforte a 4 mani

Tema, Maestoso (pianoforte a 4 mani, con flauto e violino ad lib.)-Variazione I. Prestissimo scherzando (pianoforte solo)-Variazione II Moderato (violino e pianoforte)-Variazione III Allegro (violino solo)-Variazione IV Grazioso (flauto e violino)-Variazione V Canone, Vivace (flauto e violino)-Variazione VI Specchio I, Lento tranquillo (flauto e violino)-Variazione VII Cadenza (flauto solo)-Variazione VIII Appassionato (flauto e pianoforte)-Variazione IX Fanfara, Allegro (pianoforte solo)-Variazione X Marcia, Allegro (pianoforte a 4 mani con flauto e violino ad lib.)-Variazione XI Specchio II, Misterioso (pianoforte a 4 mani)-Variazione XII Romanza, Andante rubato (pianoforte solo)-Fuga, Molto moderato (pianoforte a 4 mani con fluato e violino ad lib.)

(*) Manoscritto inedito, Fondazione Giorgio Cini, Fondo Niccolò Castiglioni.

Come quella di ogni artista, la formazione di un compositore è costellata di tentativi più o meno incerti, emulazioni di modelli, prove di forza. Un’intera mappa di esplorazioni giovanili, a volte contradittoria, a volte intimamente coerente, che antecede e prepara l’emergenza dell’opera pubblica, quel “opus 1” da cui tutto sembra dover partire. Ma dove inizia veramente l’“opera” di un autore? Come riconoscere quel momento in cui l’impronta personale giunge finalmente a dominare l’atto creativo? Si tratta di un confine arbitrario, oscillante, che lo stesso compositore ridisegnerà negli anni, rivelando o nascondendo le tracce del proprio percorso di maturazione.

La recente acquisizione dell’archivio personale di Niccolò Castiglioni da parte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia ha consentito l’accesso a uno straordinario corpus di composizioni giovanili inedite: circa un migliaio di pagine attraverso le quali è possibile seguire, passo a passo, le tappe del suo apprendistato. A colpire è, innanzitutto, la precocità del talento. Il primo dei brani conservati è datato agosto 1940, quando Castiglioni, che era nato a Milano il 17 luglio 1932, aveva da poco compiuto otto anni. Chi avesse tra le mani queste pagine potrebbe costatare come, nel giro di poco tempo, l’iniziale incertezza del ductus infantile lasci spazio a una scrittura di precisione esemplare. Lo strumento di elezione è già il pianoforte, che rimarrà al centro del suo lavoro compositivo per diversi anni. Parallelamente agli studi di pianoforte come privatista sotto la guida delle sorelle Gemma e Lidia Kirpitscheff Zambelli, Castiglioni segue le lezioni di composizione di Giorgio Federico Ghedini e Franco Margola al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, dove otterrà il diploma nel 1953.

Le tre composizioni che verranno eseguite in questo concerto furono scritte durante l’ultimo anno di Conservatorio, tra il settembre 1952 e l’aprile 1953. Nel loro schietto rigore formale, ci restituiscono il ritratto di un compositore che si appresta a concludere i suoi anni di formazione scolastica dotato di una maestria tecnica di prim’ordine, ma anche di un’autentica natura di musicista versatile e sensibile. Come la quasi totalità della produzione di Castiglioni fino al 1954, anno che segna il suo avvicinamento alla tecnica di composizione con la serie dodecafonica, questi brani si muovono nel solco del classicismo novecentesco, sia nel linguaggio sia nell’architettura formale. Un utilizzo disinvolto della modalità, certe asprezze armoniche e la semplicità del disegno ritmico ne sono ingredienti fondamentali.

Composta tra settembre e ottobre 1952, la Sonatina per flauto e pianoforte è articolata in tre tempi. Il primo è una forma sonata di stampo classico, non esenta da improvvise mutazioni di colore armonico. Nel movimento lento, intitolato “Nenia”, una dilatata formula melodica ritorna più volte sotto angolature sempre diverse. Il Rondò finale riprende il brio iniziale con una pulsazione ritmica regolare ma incostante, confermando il carattere ora espansivo ora freddamente ironico dell’intera composizione.

La Partita per pianoforte a quattro mani, datata “dicembre 1952 - 9 febbraio 1953”, evidenzia il gusto del giovane Castiglioni per un pianismo sobrio e rigoroso, privo di ogni forma di edonismo sonoro. Da canto suo, la scrittura appare sempre equilibrata tra momenti di severa austerità, come nell’Ostinato del secondo movimento, e altri di più lieve eleganza (il Minuetto del quarto movimento), mostrando anche qui la predilezione del compositore per i pannelli di sviluppo lineare e omogeneo.

La Sonata per violino solo risale alla primavera del 1953 e precede di poco il Mistero della Resurrezione per voci e orchestra da camera con cui Castiglioni otterrà il Diploma di composizione. Il primo tempo è una forma sonata costruita sulla tradizionale contrapposizione tra un tema agitato e uno più calmo. Castiglioni si serve di un materiale limitato, fatto di cellule melodiche che sembrano chiudersi su sé stesse. Segue una “Lamentazione” sotto forma di tema con variazioni: a ogni riformulazione del tema corrisponde un aumento della dinamica espressiva, finché, raggiunto il climax, il movimento si spegne con un’inversione del tema iniziale. L’“Inno” che chiude la Sonata merita un’attenzione particolare: l’introduzione di un canto monodico nel cuore del movimento è già eloquente testimonianza dell’interesse, poi sempre rinnovato nella musica di Castiglioni, per le forme più elementari della melodia. [Francisco Rocca]

Il programma che verrà proposto questa sera è stato concepito per rendere omaggio alla figura di Niccolò Castiglioni attraverso l’esecuzione di tre manoscritti inediti custoditi presso il Fondo Niccolò Castiglioni della Fondazione Giorgio Cini e di uno dei suoi più importanti lavori dei primi anni ’60, Gymel per flauto e pianoforte.

Le altre musiche che accompagnano questo percorso di memoria musicale dedicato a Castiglioni sono state scelte con amorevole cura ripercorrendo i gusti e gli atteggiamenti musicali e umani del Nostro. Anzitutto la passione per la Natura, che egli alimentava attraverso lunghe passeggiate in Tirolo, alla ricerca di quell’ attenzione introspettiva che favorisca la meditazione e il pensiero. Celebrare la Natura per Castiglioni è dedicargli una attenzione “al microscopio”, lasciarsi invadere dalle sue bellezze più intime. La sua estrema delicatezza nell’avvicinarsi al Creato, in sintonia con la sua fede religiosa coltivata in solitaria semplicità, è ben espressa da questo suo pensiero: Io detesto solo una cosa: le piante da appartamento; sono come bambini strappati alla mamma, alberi sradicati dal suolo, depauperati dalla linfa vitale e dall’humus: la terra è necessaria per le radici!». Il suo essere «persona semplice cioè einfältig, non einfach», lo conduce ad una visione estrema dell’esperienza musicale: «secondo me, non solo la musica sacra propriamente detta, ma tutta la musica per essere musica è (nel conscio o nell’inconscio) musica religiosa». Severità e asciuttezza, rispetto per il suono e per la sua bellezza, discorsività narrativa mai artefatta, culto di una autenticità umana ed espressiva così estrema da provocare momenti di estraneità, ossessione, depressione, alienazione nell’impatto con l’immanenza del Reale. Seguendo questi pensieri abbiamo trovato adatto proporre per questo omaggio a Niccolò Castiglioni le opere di Benjamin Britten, Maurice Ravel e Nino Rota che andiamo ora a descrivervi.

A Budapest, nella primavera del 1964, Britten fu molto colpito dal talento musicale di due gemelli di dodici anni. Entrambi suonavano il pianoforte, uno di loro il flauto, l’altro il violino; cantavano, leggevano bene a prima vista e rispondevano a difficili domande musicali. “Alla fine dell’incontro – racconta Britten - si sono avvicinati a me e con affetto, anche se con determinazione, mi hanno chiesto di scrivere per loro un’opera. Sebbene affermassi di essere troppo occupato, il mio rifiuto non fu preso in considerazione; allora insistetti su un piccolo punto di contrattazione; l’avrei fatto solo se mi avessero scritto una lunga lettera nella quale mi avessero raccontato ogni cosa su loro stessi, sui loro studi, sui loro giochi; in inglese. Mi sentivo al sicuro. Dopo una settimana o due arrivò la lettera, in un inglese vivido e di grande temperamento: sentii che dovevo onorare la mia promessa. Ecco tutto. I ragazzi furono invitati all’Aldeburgh Festival per la prima esecuzione di Gemini Variations il 19 giugno 1965, e successivamente suonarono a Londra (registrando per Decca), Bruxelles, Budapest e in altre città dell’Ungheria.”. In seguito Britten preparò una versione per quattro esecutori nella quale il flautista e il violinista, per non annoiarsi in lunghe attese, partecipano all’esecuzione di quei brani che erano stati originariamente concepiti per pianoforte a quattro mani.

Gli amici di Ravel, i coniugi Godebski, abitavano per lunghi periodi in una casa di campagna presso Valvins, La Grangette, che si poteva raggiungere solo percorrendo un sentiero di due chilometri nel bosco, a piedi, dalla stazione ferroviaria. Fu per i giovanissimi Mimie e Jean Godebski che Ravel ebbe l’idea di comporre un pezzo facile per pianoforte a quattro mani; nel 1908 nacque così la Pavane, una ninna nanna con la quale la Fata Benigna, culla il sonno della principessa, una dolce melodia in modo eolio dal sapore arcaico. La Suite fu completata nel 1910, orchestrata nel 1911. In Petit Poucet Ravel utilizza una successione di terze parallele per evocare l’immagine del girovagare senza meta del protagonista e gli onomatopeici richiami degli uccelli per far comprendere all’ascoltatore il nodo narrativo della favola. Solo alla fine il clima ingenuo e suggestivo si rischiara in una luminosa e serena terza maggiore. Nell’ingenua ricerca della strada di casa Pollicino incontra Laideronnette, impératrice des pagodes che si spoglia per il bagno; limitandosi (apparentemente) alle cinque note della scala cinese Ravel evoca un esile e fantastico tintinnare di carillons e “cineserie” che descrivono un’esotica terra di sogno. La vicenda de La Belle et la Bète è stilizzata in un dialogo amoroso e sensuale al ritmo d’un valzer lento, nel corso del quale la Bella finisce per cedere alle suppliche della Bestia: l’incantesimo è spezzato e il vero volto dell’affascinante principe prenderà forma. Un glissato ci trasporta nel clima di estatica fissità de Le jardin féerique, un sommesso corale che si sviluppa in crescendo fino ad uno sfolgorante finale. Dichiarando che Les Entretiens de la Belle et la Bête costituivano la “quarta Gymnopédie”, Ravel simpaticamente ammise l’influenza dell’estetica minimalista di Erik Satie.

Ascoltare oggi il Trio di Nino Rota ci fa subito rilevarne la distanza estetica sia dalle avanguardie del suo tempo che dalla sua stessa produzione di musica per film. La scrittura strumentale, a tratti aspra, evoca la drammaticità espressiva della musica di Bartók, l’uso della bitonalità fa pensare alle esperienze neoclassiche di Stravinskij e di Casella; il tema principale, utilizzato sia nel primo che nel secondo movimento (anche in forma retrograda) richiama un tema di fuga barocca. Eppure il Trio di Nino Rota non ha debiti con la musica del passato, si impone come l’opera di un artista maturo, forse uno dei lavori più importanti del suo catalogo cameristico. Un primo movimento di grande teatralità presenta le tre individualità strumentali con forte carattere e personalità. Un misterioso e contemplativo movimento centrale indaga i recessi inconsci di una condotta armonica sottilmente instabile. Le tensioni accumulate in questo enigmatico Andante vengono infine liberate in un Finale frenetico, elettrizzante che lascia spazio alle esibizioni virtuosistiche dei tre strumenti. [Aldo Orvieto]

 

3

Sabato 16 novembre 2019, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

QUATTRO SECOLI DI MUSICA A VENEZIA

 

Ex Novo Ensemble

Daniele Ruggieri flauto

Davide  Teodoro clarinetto

Carlo Lazari violino

Carlo Teodoro violoncello

Aldo Orvieto pianoforte

 

Giovanni Gabrieli (1557-1612)

Canzoni per sonar a quattro con ogni sorta di stromenti (1608)

per flauto, clarinetto, violino e violoncello

Canzon prima “La spiritata-Canzon seconda-Canzon terza-Canzon quarta

 

AntonioVivaldi (1678-1741)

Concerto in Re maggiore RV92 (1720 ca.)

per flauto, violino e violoncello

Allegro-Larghetto-Allegro

 

Ermanno Wolf-Ferrari (1876-1948)

Introduzione e Balletto op. 35 (1946)

per violino e violoncello

 

Bruno Maderna (1920-1973)

Widmung (1967)

per violino solo

 

Claudio Ambrosini (1948)

Oh mia Euridice” A fragment (1991)

per clarinetto (anche controtenore), violoncello e pianoforte

 

Stefano Bassanese (1960)

“si si si, no no no” (divertissement a guisa di danza per il 71° compleanno di Claudio Ambrosini)

per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte

Prima esecuzione assoluta

Commissione Ex Novo Musica

La “musica contemporanea” non è un genere musicale ( tanto per intenderci, come nel caso della musica di consumo lo è il rock, il pop, il rap…). Usando una tautologia è semplicemente la musica composta ai nostri giorni ed è proprio per non cadere nella trappola del “genere musicale specialistico” che per l’Ex Novo Ensemble è sempre stato molto importante proporre dei programmi che presentassero musiche di diverse epoche. Questo è il caso di Quattro secoli di musica a Venezia, dove la civiltà musicale veneziana viene raccontata  in un percorso da Gabrieli ai nostri giorni con un’immedesimazione identitaria da parte dell’ensemble che lo ha portato a utilizzare molte volte questo programma nelle forme più disparate pur conservandone l’impostazione concettuale originale. Ricordo, ad esempio, una sorprendente partecipazione alla trasmissione televisiva Domenica in del 1986 condotta da Mino Damato - non ancora camminante sui carboni ardenti – dove dalla Toccata dell’Orfeo di Monteverdi si passava senza soluzione di continuità grazie alla magia del “chroma key televisivo”, virando tra i fumi al violetto, a una Toccata di Ambrosini. O ancora, in una forma decisamente più articolata, per la stagione del 1987 dei Münchner Philharmoniker o durante la tournée americana del 1996 dove il progamma è stato eseguito alla Kaufmann Concert Hall di New York e al Chicago Center of Arts. Insomma Quattro secoli di musica a Venezia è una sorta di cavallo di battaglia che vogliamo riproporre al nostro pubblico in occasione del quarantennale della fondazione dell’Ex Novo Ensemble.

Le Canzoni del grande maestro veneziano Giovanni Gabrieli, primo organista di San Marco, fanno parte di un importante raccolta di opere strumentali contenete trentasei pezzi a quattro, cinque e otto voci, edite nel 1608 a Venezia da Alessandro Rauerij. Queste Canzoni per “sonare”, che sembrano appartenere per il loro carattere agli albori della musica strumentale, rappresentano però già il frutto d’una evoluzione di quasi un secolo. Il loro nome indica che questi pezzi traggono la loro origine da una primigenia forma vocalale la “chanson française”, ma sin da principio tali canzoni non erano solamente cantate, furono infatti considerate in tutta Europa come dei lavori principalmente strumentali. E ben presto la “Canzon francese” divenne in Italia quel particolarissimo genere strumentale da cui ha avuto origine, tra il 1610 e il 1630, la “Sonata moderna”.  

Quando Vivaldi ebbe fatta sua la forma-Concerto di Torelli e le ebbe dato un’impronta ancor più netta in numerosi Concerti con solista, vi prese tanto interesse che la volle adattare anche ad altri organici, benché essa fosse nata proprio dalla contrapposizione solista-orchestra. Grazie alle vastissime esperienze compiute nel campo del Concerto grosso, l’adattamento del nuovo schema a composizioni con due o più solisti contrapposti all’orchestra dovette riuscirgli relativamente facile e ovvia. Più problematica invece gli fu certamente la totale abolizione del solista nel Concerto grosso ripieno, perché qui veniva a cadere un elemento essenziale della forma, il contrasto, appunto, tra i due diversi volumi sonori. Eppure Vivaldi volle tentare un altro esperimento ancora, valendosi sempre di quella stessa forma: il Concerto per solisti senza orchestra. E ne lasciò ben quindici, oltre ai quattro per flauto traverso dell’op. X in una più antica versione cameristica. Per questo tipo di composizioni egli usò per lo più due o tre strumenti melodici sopra un basso. Lo schema è quello della forma-ritornello, dove i ritornelli sono quasi sempre eseguiti da tutti gli strumenti mentre nei Solo emergono strumenti singoli. Talvolta i ritornelli sono strutturati come nelle Sonate a Tre, di modo che le opere appartenenti a questo gruppo sono qualcosa a mezzo tra la musica orchestrale e quella da camera, pur essendo il più delle volte intitolato “Concerto”.

Ermanno Wolf-Ferrari, nasce a Venezia da padre tedesco e madre italiana. Come Busoni rappresenta una di quelle figure che riuscirono ad incarnare una sorta di doppia cittadinanza artistica, accogliendo e mescolando i migliori influssi ora dalla cultura tedesca ora da quella italiana. Infatti la sua formazione si svolse tra Venezia e Monaco di Baviera. Interessato soprattutto all’opera lirica, la cui attività lo tenne impegnato per quasi un trentennio, particolarmente fortunato fu per lui l’incontro con il teatro di Carlo Goldoni, di cui traspose in musica “Le donne curiose” (1903), “I quattro rusteghi” (1906), “Il campiello” (1936). In queste opere il Settecento è assunto a  modello di eleganza compositiva ed equilibrio formale ed è questo forse il principale motivo del loro successo. Wolf-Ferrari rinnovò infatti progressivamente il proprio stile operistico, mantenendosi però equidistante sia dalle esperienze delle avanguardie sia dal Verismo. Nell’ultimo periodo della sua vita Wolf-Ferrari si dedicò invece soprattutto alla produzione strumentale. Da essa non traspare traccia dei grandi rivolgimenti apportati dalla Seconda scuola di Vienna, emerge piuttosto un senso di spontanea cantabilità e trasparenza. Come nel caso di questo perfetto fiore tardivo rappresentato dall’ Introduzione e Balletto op. 35 (1946) per violino e violoncello, sbocciato in pieno periodo di guerra insieme ad altri grandi lavori come il Concerto per violino e quello per violoncello (1944) o ancora il Piccolo Concerto per corno inglese (1947).

Bruno Maderna, veneziano, compositore e direttore d’orchestra coltissimo e importantissimo purtroppo mancato precocemente, lascerà un solco incancellabile nella musica del Novecento pur conservando quel tratto leggero in ogni nota della sua opera, ereditato probabilmente sin dall’infanzia quando il padre Umberto Grossato, musicista d’intrattenimento, gli trsmette i primi rudimenti musicali. A soli sette anni si esibisce infatti come violinista e direttore d’orchestra. Nel 1940 si diploma in composizione a Santa Cecilia e in quegli stessi anni inizia la frequentazione con Malipiero, allora direttore del Conservatorio di Venezia, da cui eredita l’interesse per la musica antica e la polifinia rinascimentale. Il termine tedesco Widmung (dedica) sottolinea le circostanze celebrative che presiedettero nel 1967 alla nascita dell’omonima pagina per violino solo. L’evento fu rappresentato dall’inaugurazione di un museo privato: la collezione di arte astratta di Ottomar e Greta Domnick a Nürtingen. I dedicari e anche probabili committenti di Widmung , furono dunque i signori Domnick, mentre a tenere la prima la prima esecuzione fu il violinista Theo Olof il 27 ottobre 1967.

 

"Oh, mia Euridice..." A fragment

I passi del musicista devono anche saper essere quelli di Orfeo, intento col suo canto a muoversi in un mondo poco partecipe, se non ostile, ammansendo belve, intenerendo sassi, incantando fiere (…sassi, belve, fiere: fin dai tempi antichi a chi mai si alluderà?)

Notissimo è il suo mito, rivissuto da tanti compositori nei secoli così che anch’io ho cercato, nel 1984, di darne una versione, in un’opera da camera che ho intitolato Orfeo, l’ennesimo.

Però qualche anno prima avevo già composto un altro breve lavoro sullo stesso tema, una sorta di “lamento di Orfeo”, concepito per essere presentato al pubblico come il frammento superstite di una opera nuova, ma andata misteriosamente perduta. Come se si trattasse di un nuovo monteverdiano Lamento di Arianna, o della finta lettera secentesca da cui Manzoni fa partire i suoi Promessi sposi.

"Oh, mia Euridice..." A fragment, è appunto questo frammento, poi entrato a far parte di Orfeo, l’ennesimo.  La versione per clarinettista (che deve anche cantare), violoncello e pianoforte presentata stasera è stata poi stesa nel 1991, su commissione del festival Di Nuovo, di Reggio Emilia, ed è dedicata ai miei genitori.[Claudio Ambrosini]

sì sì sì, no no no (divertissement a guisa di danza per il 71° compleanno di Claudio Ambrosini)

per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte

Verso metà degli anni ’80 collaboravo con Claudio Ambrosini come copista. Trascorrevamo lunghi pomeriggi di frenetico lavoro ed esilaranti momenti di buon umore. Una delle “gag” che spesso ricorrevano era l’imitazione-caricatura di un celebre pianista, si trattava di una sola frase che ripetevamo divertiti come fosse un mantra, una sintesi espressiva di poche sillabe composta da soli accenti e prosodia, come fosse una danza immaginaria: sì sì sì, no no no appunto. [Stefano Bassanese]

 

4

Lunedì 18 novembre, ore 18.00

Ateneo Veneto, Aula Magna

FESTIVAL DES REFUSÉS

Claudio Ambrosini

Come ascoltare la Musica Contemporanea

ascolti, commenti e spiegazioni con la partecipazione di musicisti e ospiti a sorpresa

Il Festival des Refusés – cioè il festival di quelli che sono ignorati dalle istituzioni – non vuole certo ignorare il calore e l’attenzione che invece riceve dai suoi ascoltatori.

E’ per questo che quest’anno inizia un nuovo ciclo di incontri col pubblico, più simili a delle conversazioni tra amici che a delle conferenze o a delle lezioni, con ascolti, confronti, spiegazioni e analisi guidate da Claudio Ambrosini, con la partecipazione di  strumentisti dell’Ex Novo Ensemble e programmi e ospiti a sorpresa.

 

5

Mercoledì 4 dicembre 2019, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

DIALOGO ANGELICO

Manuel Zurriaflauto

Daniele Ruggieri** flauto

Wilhelm F.  Bach (1719-1784)                    

Duetto F 58 in Fa min. (1778 c.a)

per due flauti

Un poco allegro-Largo-Vivace

Aldo Clementi (1925-2011)

Canzonetta (2005)

per due flauti in sol

Louis Andriessen (1939)          

Lacrimosa (1991)

versione per due flauti bassi di Manuel Zurria approvata dall’autore (2007)

Prima esecuzione assoluta

Stefano Scodanibbio (1956-2012)

Ritorno a Cartagena* (2003)

per flauto basso

Goffredo Petrassi (1904-2003)

Dialogo Angelico (1948)

per due flauti

Nino Rota (1911-1979)                               

Tre pezzi (1972)  

per due flauti                                    

Vecchio Carillon - Vecchia Romanza - Il Mulino

Giorgio Federico Ghedini (1892-1965)         

3 Pezzi** (1962)

per flauto solo

Andamento – Vivace - Canto, o della Solitudine

Philip Glass (1937)                   

Piece in the shape of a square (1967)

per due flauti

La musica per due flauti non può che riportare all’antica arte del contrappunto. Due linee monodiche che si inseguono rappresentano un perfetto punto di partenza per rivelare proporzioni, inganni,  raddoppi e quant’altro la prassi barocca ci ha illustrato e insegnato nel corso dei secoli, con dovizia di particolari. Per questo avremmo pensato di iniziare il nostro viaggio musicale con la musica di Wilhelm Friedmann Bach, figlio maggiore del sommo Johann Sebastian, nonché autore geniale di musiche raffinatissime ma, ahimè, incapace, nella vita reale di gestire il suo talento finendo i suoi giorni in povertà estrema, indebitato e indigente. Friedmann fu autore di 6 Duetti per due flauti composti in età adulta: quello che ascolterete stasera è il sesto ed ultimo della serie, in Fa minore. Musica sorprendente, avventurosa, sperimentale nel suo cromatismo, virtuosa per le mani e per la mente. Il viaggio si snoda poi attraverso un sentiero tutto italiano che parte da una triade importante di autori nati nei primissimi anni del XX secolo. Goffredo Petrassi classe 1904, con una singolare composizione del 1948, Dialogo Angelico, che è in realtà una rielaborazione di una precedente Invenzione del 1944; Nino Rota, nato a Bari nel 1911, autore di 3 duetti nello stile neoclassico meravigliosamente semplice e anticonformista che ha sempre contraddistinto la sua musica. Giorgio Federico Ghedini, il decano, classe 1891, già direttore del Conservatorio di Milano e Maestro di musicisti come Luciano Berio, Claudio Abbado e Niccolò Castiglioni, qui presente con i suoi 3 pezzi per flauto solo del 1962, una musica austera e rigorosa senza orpelli che trova la sua forza nel canto, nel suono, nello spirito mistico di questo ancenstrale strumento. Aldo Clementi ritrova la forza e il  rigore dei suoi contrappunti nella musica di Ghedini, sebbene sia stato allievo di Petrassi. Nella sua estetica c’è posto per la trasparenza, per il calcolo, per l’astrazione ma non per le emozioni pubblicamente esibite. Canzonetta, composta nel 2005 per due flauti contralti, mette a confronto due strumenti identici (due flauti in sol) uno dei quali ripete imperterrito la stessa frase melodica mentre l’altro contrappone tre frasi diverse con un percorso a specchio. Stasi e movimento, dunque. La cinquina italica si conclude con un lavoro del 2003 di Stefano Scodanibbio, Ritorno a Cartagena, per flauto basso. Scodanibbio è stato uno dei massimi contrabbassisti del secolo scomparso troppo presto e alla sua opera compositiva deve ancora essere restituita l’importanza che meriterebbe. Ritorno a Cartagena è un brano di impressionante complessità ritmica: il flauto basso è in realtà un risuonatore di percussioni di varia natura che si strutturano su piani indipendenti. Louis Andriessen, compositore olandese iconoclasta e ribelle, ha originalmente concepito Lacrimosa per due fagotti. Qualche anno fa ne proposi all’autore (che ne fu particolarmente contento) una versione per due flauti bassi in occasione di una registrazione discografica (versione che ascolterete dal vivo stasera per la prima volta in assoluto). A conclusione del programma, un pezzo composto nel 1967 da Philip Glass, Music in the Shape of a Square. Il riferimento del titolo a Erik Satie è evidente, ma questo autentico tour de force per due flauti è concepito con una idea visiva geometrica particolarmente interessante. In quegli anni Glass stava sviluppando la sua estetica approfondendo lo studio dei Raga indiani con Ravi Shankar. Le frasi che in questo pezzo si sdoppiano in un incredibile gioco di specchi non sono mai ripetitive ma concepite in senso orizzontale ed esteso e seguono la logica numerica dei raga indiani. Questo lavoro fu presentato durante un concerto nel quale Glass (che a quel tempo lavorava come assistente dello scultore Richard Serra) ripropose alcune scelte per visualizzare una musica che si proponeva come di svolta. Questo brano, in particolare, fu eseguito costruendo sul palco un quadrato di 2 metri di lato sul quale  furono incollate le parti (al suo interno e al suo esterno). Poi in due musicisti (in quell’occasione lo stesso Glass e Jon Gibson ai flauti) si disposero uno all’interno e uno all’esterno del box, cominciando a suonare uno di fronte all’altro, proseguendo in direzioni opposte per concludere, dopo un giro completo del box, nuovamente insieme. Buon viaggio, buon ascolto. [Manuel Zurria]

 

6

Lunedì 9 dicembre, ore 18.00

Ateneo Veneto, Aula Magna

FESTIVAL DES REFUSÉS

Claudio Ambrosini

Come ascoltare la Musica Contemporanea

ascolti, commenti e spiegazioni con la partecipazione di musicisti e ospiti a sorpresa

Il Festival des Refusés – cioè il festival di quelli che sono ignorati dalle istituzioni – non vuole certo ignorare il calore e l’attenzione che invece riceve dai suoi ascoltatori.

E’ per questo che quest’anno inizia un nuovo ciclo di incontri col pubblico, più simili a delle conversazioni tra amici che a delle conferenze o a delle lezioni, con ascolti, confronti, spiegazioni e analisi guidate da Claudio Ambrosini, con la partecipazione di  strumentisti dell’Ex Novo Ensemble e programmi e ospiti a sorpresa.

 

7

Mercoledì 11 marzo 2020, ore 20.00

Gran Teatro La Fenice, Sale Apollinee

LUDUS MINOR

Davide  Teodoro clarinetto e clarinetto basso

Carlo Teodoro violoncello

 

Renato Miani (1965)

Fantasia super Veni Sancte Spiritus (2016)

Introitus-Organum I/Recercar-Organum II

Mauro Montalbetti (1969)

Madrigali onirici

E all’hor fatto ardito-Rinchiuso ardore- Ardo e non ardisco

Prima esecuzione assoluta

Commissione Ex Novo Musica

 

Virginio Zoccatelli (1969)

Sentieri d’Oriente (2014)

Cantabile-Calmo-Scorrevole-Fiero

Paul Hindemith (1895-1963)

Ludus Minor (1944)

Fuga prima ex C-Interludium-Fuga seconda ex G-Interludium-Fuga tertia ex F

Claudio Ambrosini (1948)

Grande Fratello (2017)

Stefano Bellon (1956)

Kintsugi Forced

Prima esecuzione assoluta

Commissione Ex Novo Musica

 

Nicolas Bacri (1961)

Night music op. 73 (2001)

Elegy-Scherzo-Lullaby

Guillaume Connesson (1970)

Disco-Toccata (1994)

Ludus Minor è un programma nato dalla necessità – scaturita sin da quando io e mio fratello eravamo giovani studenti di Conservatorio – di far musica insieme.  Col tempo abbiamo selezionato  un vasto repertorio per la nostra inusitata formazione piuttosto interessante, fatto di lavori originali e appositamente scritti per noi.

Fantasia super Veni Sancte Spiritus (2016) è una composizione basata sull’omonima Sequenza, tratta dalla liturgia della Pentecoste, che si articola in due parti: Introitus-Organum I e Recercar-Organum II.  Il brano si muove a partire da un’elaborazione (Introitus, affidato al solo violoncello) che scompone e ricompone le sequenze melodiche in un incessante gioco di mascheramenti e rivelazioni che mette di volta in volta in rilievo aspetti diversi della struttura originale. Sul germogliare delle nuove idee prende poi vita una seconda rielaborazione di carattere contrappuntistico-imitativo (Recercar, con i due strumenti). A cornice delle due sezioni si pongono due Organum, dove il materiale viene riletto  omoritmicamente, giocando sulla verticalità.

[Renato Miani]

I tre Madrigali onirici; E all’hor fatto ardito, Rinchiuso ardore, Ardo e non ardisco, plasmano frammenti melodici estratti dal madrigale a due voci di Monteverdi  “Ardo e scoprir, ahi lasso, io non ardisco” (VIII libro, dei madrigali). I clarinetti ed il violoncello dialogano alternando gesti un lirismo eterogeneo: dai pulviscolari e onirici frammenti madrigalistici, alle più rarefatte o tese figure melodiche rivelate per piccoli frammenti, per contrasti, giustapposizioni, in modo da coinvolgere l’ascoltatore curioso e attento in un viaggio di ri-costruzione poetica.  Ogni madrigale è dedicato a un amico veneziano. E all’hor fatto ardito (dedicato a Mirko Busatto) Rinchiuso ardore (dedicato a Claudio Ambrosini) Ardo e non ardisco (dedicato a Carlo e Davide Teodoro) [Mauro Montalbetti]

Sentieri d’Oriente (2014). È una Suite in 4 movimenti per clarinetto e violoncello della durata di circa 11 min. Scritta nel 2014, è stata incisa e pubblicata nel 2015 in un Cd dell’editore Mep di Roma. La scrittura dei Sentieri d’Oriente nasce dal progetto di riflessione personale su identità naturale e identità culturale dell’essere autori oggi. Frammenti melodici, suggestioni ritmiche, sonorità timbriche sono attinti da ricordi di ascolti di certa musica medio orientale e prendono vita in una rinnovata sintesi linguistica che da un lato privilegia l’aspetto melodico della musica, dall’altro non rinuncia a forme di accompagnamento e di contrappunto derivato dalla immensa tradizione del 900 in ambito accademico. L’intento è quello di ricreare melodie e atmosfere sonore che affondano nelle  radici antropologiche dell’espressione umana: similmente ad antichi riti, le nuove forme si legano alle possibili narrazioni e rappresentazioni della morte e della vita. [Virginio Zoccatelli]

Ludus Minor (1944). Per Paul Hindemith fare musica ha rappresentato una necessità vitale, al pari di mangiare e respirare. Nel corso della sua evoluzione artistica egli assimilò, a forza di duro lavoro, la quasi totalità del repertorio musicale esistente: il repertorio concertistico e operistico come Direttore stabile dell’opera di Francoforte; il repertorio cameristico come violista del Quartetto Amar e del Trio Wolfsthal (o Goldberg)/Hindemith/Feuermann e ancora la musica “antica” da Plotino a Bach come Direttore del Collegium Musicum dell’Università Yale di New Heven e infine il repertorio da concerto meno battuto da Mozart, Listz, Bruckner passando per Reger fino ai contemporanei in qualità di direttore d’orchestra. Oltre a ciò, tempo permettendo, faceva musica con i suoi amici, imparando a suonare quasi tutti gli strumenti d’orchesta e per di più anche gli strumenti antichi. Sviluppò quest’attività musical-ricreativa soprattutto con la moglie, che di formazione era cantante, violoncellista e attrice, esibendosi in feste private per i loro amici durante gli anni ‘20 e negli anni della loro forzata emigrazione. A questo scopo nacquero numerosi pezzi parodistici, mentre nei primi anni americani Hindemith scrisse altrettanti numerosi lavori di relativa facile esecuzione ma dall’intento profondamente ponderato e serio. Ludus minor, datato 6 febbraio 1944, è uno di questi. Esso rappresenta una piccola versione dell’importante Ludus tonalis per pianoforte (1942), e fu seguito dalla  moglie al violoncello e lo stesso Hindemith al clarinetto per una di queste esecuzioni private. Qui il carattere squisitamente domestico viene riverberato allusivamente nel titolo scherzoso, che riporta il nome di una fittizia casa editrice “Künstlerheim Inc.” (Casa di Artisti Inc.) riferendosi naturalmente a casa sua e aggiungendo -sempre nel titolo- ”Mit Reverenz für und das Cello den Cellisten”.    

Grande Fratello (2017). Più che Grande Fratello, Zarlino [ispiratore di questo lavoro]  è forse il Grande Padre di un’attenzione moderna per i micro intervalli, e anche la sua speculazione sui parziali “inferiori” prelude in qualche modo alla scoperta di fenomeni come i “suoni differenza”. E  in più è stato un grande compositore, pur se finora pochissimi sembrano essersene accorti. Grandi Fratelli sono invece alternatamente i dedicatari, Carlo e Davide Teodoro, a seconda che se ne consideri la dieta, l’età, la atura, la figura, la capigliatura… unica dote invariata la bravura. [Claudio Ambrosini]

Kintsugi è detta la pratica tradizionale giapponese che si prefigge di ridare vita nuova a ciotole e vasellami preziosi ricomponendone i cocci e i frantumi. L'aspetto  affascinante della tecnica viene dalla ricercatezza con cui l'artigiano riesce ad esaltare i profili e la consistenza delle fratture ricomposte con l'uso sofisticato di lacche pregiate, oro o argento. L'intento è quindi di magnificare il danno piuttosto che dissimularlo: potremmo pensare alle cicatrici delle sciabolate che in passato, sfigurando il volto dei combattenti, venivano ostentate e socialmente riconosciute in quanto vere e proprie onoreficenze militari. Kintsugi Forced mette in atto qualcosa di simile. Ricongiungendo le fratture intenzionali di un vecchio lavoro per clarinetto, il cui andamento si svolgeva mimando lo schizofrenico nell'atto di dar voce alla moltitudine di soggetti che ne frantumano l'identità, ho attribuito al timbro e alla linea di un violoncello sovrascritto la funzione di collante tra i segmenti che si succedevano nel pezzo d'origine. Commissionato da Carlo e Davide Teodoro, Kintusgi Forced è dedicato con affetto agli interpreti. [Stefano Bellon]

Night Music op.73 (2001). Come in Épisodes nocturnes, Notturni e Capriccio notturno, questo lavoro dimostra l’interesse di Bacri per il tema della notte, considerata come una “metafora del passaggio”. Dal carattere volutamente scuro (Lento lugubre, Lentissimo funebre, Lento e desolato) il lavoro si divide in tre parti: Elegy, Scherzo, Lullaby. Il primo movimento è una miniatura in forma ABA dove le sezioni estreme sono caratterizzate dalla scrittura del violoncello per seste. I pizzicati conferiscono alle prime misure dello Scherzo un’aria fantastica ricavata dal confronto delle differenti maniere di suonare dei due strumenti. Nel Trio, evocante un lamento, il clarinetto svolge la sua larga triste melodia su una cellula ostinata di accordi discendenti del violoncello. La berceuse finale è formata da due sezioni: la prima è una sorta di contrappunto serrato, la seconda è costruita dalle armonie del violoncello cui si sovrappone la melodia del clarinetto.

Disco-Toccata (1994). La musica Disco, molto in voga nei nightclubs verso la fine degli anni 70, ha fornito due elementi costitutivi di questa mia toccata: da una parte l’affermazione ostinata della pulsazione ritmica e dall’altra le tipiche cellule melodiche che caratterizzano i “riffs” suonati solitamente dalla chitarra. Ma, una volta abbandonato il modello di partenza, ho inserito queste idee in una metrica contrastante, divertendomi a svilupparle secondo regole più “classiche”. Il movimento rapido e incessante mi ha fatto pensare alla toccata barocca, dove la virtuosità strumentale diviene il principale veicolo espressivo. Dalla fascinazione tra la popular music di oggi e il lessico barocco non ho potuto resistere al piacere - e alla provocazione- di fondere questi due aspetti stilistici in questo breve pezzo. [Guillaume Connesson]

 

8

Giovedì 19 marzo 2020, ore 20.00

Ateneo Veneto, Aula Magna

PANORAMA SVIZZERO

Tre ritratti

Con il sostegno di Pro Helvetia, Fondazione Svizzera per la Cultura

Ex Novo Ensemble

Davide Teodoro clarinetto

Carlo Lazari violino

Carlo Teodoro violoncello

Aldo Orvieto pianoforte

 

Paul Juon (1872-1940)

Trio-Miniaturen, Suite op.18 e op. 24(1920)

per clarinetto, violoncello e pianoforte

Rêverie-Humoreske-Elegie-Danse phantastique

 

Othmar Schoeck (1886-1957)

Andante in Mi bemolle maggiore WoO 35 (1916)

per clarinetto e pianoforte

 

Ernst Bloch (1880-1959)

Suite n°1 (1956)

per violoncello solo

Prélude -Allegro-Canzona- Allegro

 

Paul Juon (1872-1940)

Sonata op. 82 (1923)

per clarinetto e pianoforte

Moderato assai-Adagio-Vivace

 

Othmar Schoeck (1886-1957)

Sonata in Re maggiore op. 16 (1908/9)

per violino e pianoforte

Nicht zu langsam-Ruhig-Allegro con spirito

 

Ernst Bloch (1880-1959)

3 Nocturnes (1924)

per violino, violoncello e pianoforte

Andante-Andante quieto-Tempestoso

La Svizzera che, nella sua indipendenza e neutralità, fu una sorta di stemperatore geografico dei conflitti politici e intellettuali, rappresenta da sempre un punto d’incontro tra i più disparati ideali estetici e tra le personalità artistiche più diverse. Come nel caso dei tre compositori presentati in programma, che offrono un ampio spettro delle tendenze musicali del primo Novecento svizzero, in particolar modo intorno al 1920. Othmar Schoeck nasce a Brunnen nel 1896, si dedica dapprima alla pittura e in seguito alla musica, studiando nei Conservatori di Zurigo e di Lipsia dove fu allievo di Max Reger. Già direttore di varie Società corali a Zurigo dal 1911 al 1927, dove risiede, dirige dal 1917 i Concerti Sinfonici della vicina S. Gallo. Compositore principalmente di Lieder (circa 120) nei quali si ritrova soprattutto l’influenza stilistica di Hugo Wolf e la calda spiritualità di Scubert, compone anche moltissima musica da camera ben rappresentata dalla Sonata op. 16 per violino e pianoforte e dal raro Andante per clarinetto e pianoforte WoO 35. Infine non si può dimenticare la meravigliosa Penthesilea (Dresda 1927), capolavoro assoluto del teatro musicale tratto dalla tragedia di Kleist - dedicato alle vicende dell’Amazzone regina che duellò contro Achille e da lui venne ferita a morte, solo allora ammettendo d’essere, ad onta del suo stato e del suo sangue, perdutamente innamorata di lui - la cui eccessiva lunghezza costituì il principale ostacolo alla sua diffusione. Paul Juon invece nasce a Mosca da genitori svizzeri, e viene soprannominato il “Brahms russo”, appellativo probabilmente escogitato dal suo compagno di studi Sergej Rachmaninov per il carattere delle sue prime composizioni. A Mosca frequenta una scuola elementare tedesca e il Conservatorio e ha tra i suoi maestri Anton Arenskij e Sergej Taneev. Nel 1894 completa la sua formazione musicale a Berlino con Waldemar Bargiel. Nel 1987 si trasferisce nella capitale tedesca dove nel 1911 viene nominato Professore di composizione presso l’Accademia di Musica. Nel 1934 in seguito all’ascesa al potere del nazismo è costretto a fuggire da Berlino. Ripara in Svizzera, a Vevey, sul lago di Ginevra dove trascorre gli ultimi anni della sua vita. Il percorso artistico di Juon confina la sua figura tra il tardo-romanticismo e la nascita delle istanze moderniste ed è appunto questo collocarsi storicamente in una sorta di limbo, di terra di nessuno, a non favorire la conoscenza della sua musica (malgrado la sua diffusione) il cui stile, inizialmente influenzato dalla scuola russa, si emanciperà verso una dimensione più cosmopolita, riallineandosi alle tendenze mitteleuropee del primo Novecento. Questo avverrà soprattutto grazie al sapiente utilizzo del ritmo: sia attraverso una grande mobilità metrica ( come nel caso della Sonata op. 82 per clarinetto e pianoforte, dove nel primo movimento si alternano liberamente misure di due e tre quarti) sia attraverso l’utilizzo di ritmi irregolari (poliritmia). E ancora attraverso l’utilizzo di tempi di danza, in particolar modo il prediletto valzer (come nel “Quasi Valse lente” della “Danse Phantastique”, ultimo movimento del noto Trio-Miniaturen, riorchestrato da Juon per Trio da suoi pezzi pianistici). E in questa ricerca Juon anticiperà tutte quelle innovazioni tecniche che saranno raccolte e portate alle estreme conseguenze da compositori quali Stravinskij e Messiaen. Infine Ernst Bloch, di cui quest’anno (2019) ricorre il sessantesimo anniversario della morte. Singolare personalità musicale del XX secolo è ricordato soprattutto per i suoi lavori di carattere ebraico, ma questo rappresenta in verità solo una parte della sua esuberante poliedricità estetica che ha reso omaggio anche alla natura svizzera, alle Alpi, all’America, alla vita urbana attraverso un disparato e spregiudicato utilizzo delle fonti e dei materiali. I 3 Nocturnes furono scitti nel 1924, poco prima che Bloch si trasferisse a San Francisco, del cui Conservatorio fu direttore dal 1925 al 1930 - emigrò infatti negli Stati Uniti nel 1916 e qui visse per il resto della sua vita. E sono caratterizzati da fascinazioni impressionistiche, come avviene nel primo di essi attraverso scale esotiche e sonorità eteree. Il secondo invece è una tenera cantilena in forma canonica dai forti richiami popolari. Nel terzo infine viene rappresentata in piccola parte l’attrazione per i ritmi motori con una sfumatura di Jazz tipici di quel periodo. Alla fine della vita, quasi a testamento e apice della sua evoluzione artistica, Bloch si rivolse alla forma essenziale della Suite per strumento solo. Oltre a quelle per violoncello ve ne sono anche due per violino e un’ultima incompiuta per viola. La Prima Suite per violoncello è quella che più mantiene i riferimenti all’impianto formale barocco e fu dedicata alla violoncellista Zara Nelsova.

 

Biografie dei Compositori

Claudio Ambrosini, compositore veneziano. Ha composto lavori vocali, strumentali, elettronici, opere liriche, radiofoniche, oratori e balletti, eseguiti internazionalmente. Ha ripetutamente ricevuto commissioni da importanti Istituzioni, tra cui la RAI, La Biennale, la WDR, il Ministero della Cultura francese, Milano Musica, Grame. Le sue musiche sono state dirette, tra gli altri, da R. Abbado, Luisi, Masson, Muti, Reck, Störgards, Valade, nei programmi dell'IRCAM di Parigi, della Scala di Milano, delle Fondazioni Gulbenkian di Lisbona e Gaudeamus di Amsterdam, del Mozarteum di Salzburg, dell’Akademie der Künste di Berlino; della Stagione dei Münchener Philharmoniker, di "Perspectives du XX siècle" di Radio France, dell'Autunno Musicale di Varsavia e altri. A Venezia ha fondato l’Ex Novo Ensemble (1979), il CIRS (1983), il gruppo vocale Vox Secreta (2007). Nel 1985 è stato il primo musicista italiano ad essere insignito del Prix de Rome e a soggiornare a Villa Medici, nel 1986 ha rappresentato l’Italia alla Tribuna dei Compositori dell’Unesco, nel 2006 ha ricevuto il riconoscimento dell’Association Beaumarchais, nel 2007 ha vinto il Leone d’Oro per la Musica del presente della Biennale di Venezia, nel 2008 il Music Theatre Now Prize, nel 2010 il Premio Abbiati, nel 2015 il premio Play.It! per l’insieme del suo lavoro, nel 2019 il premio Abbiati per il CD Tromper l’oreille.

Louis Andriessen, considerato come uno dei più noti ed eseguiti compositori olandesi viventi, è nato in una famiglia di musicisti, essendo figlio del compositore Hendrik Andriessen (1892-1981) e fratello del compositore Jurriaan Andriessen (1925-1996). Iniziò gli studi con il padre e con Kees van Baaren presso il Conservatorio Reale de L'Aia, in seguito studiò per due anni con Luciano Berio a Milano e Berlino. Ha fondato i gruppi strumentali De Volharding e Hoketus, i quali tra l'altro presero i nomi da titoli di due sue composizioni; ha avuto inoltre un ruolo importante nella costituzione e fondazione dei gruppi Schoenberg ensemble e Asko ensemble. Louis Andriessen vive e lavora ad Amsterdam. I suoi primi lavori denotano una certa attitudine alla sperimentazioni in varie correnti coeve: il serialismo (Series, 1958), il pastiche (Anachronie I, 1966-1967), e l'elettronica (Il Duce, 1973). Grazie alla sua reazione al conservativismo di buona parte della scena musicale olandese dell'epoca, Andriessen sentì la necessità di spingersi verso un linguaggio musicale più radicale e alternativo. Fin dai primi anni settanta rifiutò di scrivere per organici convenzionali quali l'orchestra sinfonica, per utilizzare invece strumentali molto più personali, comprendenti spesso strumenti quali la chitarra elettrica o il basso elettrico. La scelta caratteristica degli strumenti, assieme al suo stile personale, nel quale si possono riconoscere influenze stravinskiane e del minimalismo statunitense, contribuiscono a fare della musica di Andriessen un qualcosa di molto personale e facilmente riconoscibile. La sua scrittura armonica, comunque, fuoriesce dall'insistita consonanza di molti autori minimalisti americani, inglobando invece le conquiste armoniche europee del secondo dopoguerra. Nelle sue partiture vengono sovente usate tecniche di esecuzione non ortodosse quali accentazioni ritmiche particolarmente esasperate, voci umane amplificate, utilizzo primario di suoni non vibrati. Inoltre, in brani come De Staat (1972-1976) non è difficile rilevare influenze jazzistiche, in particolare provenienti dalla musica per big band di autori come Count Basie e Stan Kenton. Per stessa ammissione dell'autore, la musica di Andriessen è decisamente antiromantica, in particolare molto distante dalla scuola tedesca, ed ha costituito una reale alternativa al serialismo europeo. Le commissioni recenti includono La Commedia, un'ambientazione operistica di Dante per l'Olanda e i Paesi Bassi, presentata in prima mondiale all'Holland Festival nel giugno 2008 in una produzione di Hal Hartley, e L'Aia Hacking in presentata in prima assoluta da Labèque Sisters e la Los Angeles Philharmonic Orchestra diretta da Esa-Pekka Salonen nel gennaio 2009. Luis Andriessen ha ricevuto il Gaudeamus International Composers Award nel 1959 e il Grawemeyer Award 2011 per la composizione musicale per l'opera multimediale La Commedia (2004-2008).

Stefano Bassanese ha studiato musica elettronica e composizione nei conservatori di Venezia e Padova. Nel 1983, invitato da Luigi Nono a Freiburg im Breisgau, ha frequentato l'Experimental Studio del SWF e i seminari dell'Institut für Neue Musik alla Musikhochschule.  L’intensa attività lo porta a prodursi in festival internazionali e prestigiose sale tra cui Zeitfluss - Salisburgo, Ars Musica - Bruxelles, Eclat - Stuttgart, Philarmonie - Essen, Musique en Scène - Lione, June in Buffalo, Staatsoper Stuttgart, Salle Messiaen di Radio France, CCRMA Stanford, Musica y Escena - Città del Messico, Experimental Intermedia NYC, Les Musiques - Marsiglia, White Box - NYC, Totem Electrique - Montreal, ecc.  Ha ricevuto commissioni da diverse istituzioni (RAI, State University of New York, GRAME Lyon, Festival Zeitfluss - Salisburgo, INA-GRM, GMEM Marseille, Teatro La Fenice, ecc.), ha inoltre collaborato con il Centro di Sonologia Computazionale dell'Università di Padova occupandosi di Computer Music fin dal 1978, con l'Orchestra Sinfonica del WDR di Colonia diretta da Zóltàn Peskó e con l'Ensemble Modern diretto da Ingo Metzmacher. Numerose le collaborazioni con altri compositori e interpreti tra cui Aldo Clementi, Olga Neuwirth, Fabio Nieder, Claudio Ambrosini, Mauricio Sotelo, Paul Mèfano, Phill Niblock, Eliane Radigue, Nicholas Isherwood, Stefano Scodanibbio, Roberto Fabbriciani, Michele Lomuto, Ex Novo Ensemble, Christoph Homberger, Jenny Lin, Benjamin Thigpen e molti altri.   Dal 1999 ha collaborato con Mauricio Kagel, realizzando l’elettronica per diverse produzioni tra cui la prima mondiale della versione scenica di Entfürung im Konzertsaal con la regia di Herbert Wernicke e la prima edizione discografica di Phonophonie. Nel 2000-2001 è stato responsabile della produzione elettronica del CCMIX (Centre de Création Musicale Iannis Xenakis) di Parigi.  Nel 2003 ha collaborato con il pianista e compositore Uri Caine componendo e realizzando le parti elettroniche per Othello Syndrome che ha inaugurato il 47° Festival di musica contemporanea della Biennale di Venezia. L’edizione discografica di questo lavoro ha ottenuto la nomination al 51° Grammy Awards del 2009.    Cofondatore e membro del comitato scientifico della Fondazione Archivio Luigi Nono di Venezia, dal 2010 è membro del direttivo dell’AIMI (Associazione di Informatica Musicale Italiana) e dal 2014 ne è il presidente.  È docente e coordinatore della Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio di Torino.

Stefano Bellon Diplomatosi con lode a Padova nella classe di Wolfango Dalla Vecchia, frequenta contemporaneamente i corsi di Franco Donatoni ottenendo i Diplomi d’onore all’Accademia Chigiana di Siena e di perfezionamento all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha collaborato con Irvine Arditti, Atlas Ensemble, Ensemble Musica Oggi, Lumen Ensemble of Boston, Quintetto Bibiena,  Ex Novo Ensemble, Ciro Scarponi,  Nieuw Ensemble, Österreiches Ensemble für Neue Musik, Interensemble,  Art Percussion Ensemble, Ed Spanjard, Taukay Ensemble, Emi Ohi Resnick, Harrie Starreveld, Massimo Pastore, Elio Peruzzi, Ernest Rombaut, Pietro Tonolo, Quartetto Arditti, Orchestra Nazionale della Rai, Quartetto Ex Novo, Yi-Joung, Contemporary Music Ensemble of Korea, Yan Jemin, Alvise Vidolin e altri.Istituzioni che hanno ospitato i suoi lavori: Amsterdam Concertgebow, AGON, Beijing National Conservatory, Biennale Musica di Venezia, Holland Festival, Huddersfield Music Festival, Muziekgebow di Amsterdam, Musikverein di Vienna, Vredenburg-Utrecht, Amsterdam Paradiso, Seoul Contemporary Music Festival, Teatro La Fenice, CCTV Television, Radio France, RAI, NPS Radio, ORF.I suoi saggi sulla musica di Bruno Maderna sono pubblicati in Francia da Basalte (CNRS-Université de Paris) e da Leo

Aldo Clementi, (Catania 1925 - Roma 2011). Allievo di Goggredo Petrassi e Bruno Maderna, ha partecipato attivamente (1955-62) ai Ferienkurse di Darmstadt. Il neoclassicismo stravijnskiano e l'esperienza weberniana costituiscono i punti di partenza del suo iter compositivo, come testimoniano rispettivamente Cantata (1954), su testo di Calderón de la Barca, e Poesia (1946) da Rilke. Con i successivi Ideogrammi n. 1 e 2 (1959) aderì alla tecnica strutturalistica, mentre Informel 1, 2, 3 (1961-63) e Varianti AB e C (1964) aprono la fase informale della sua produzione. L'azione teatrale Collage (1958), in collaboraz. con il pittore A. Perilli, rappresenta il suo primo approccio al teatro musicale. A essa hanno fatto seguito Collage 2; 3 e 4 (1960, 1967, 1979) ed Es (1980), opera in un atto con voci e orchestra. Tra le sue composizioni più recenti: O du selige per orchestra (1985); Cantabile per 12 esecutori (1988); Romanza per pianoforte e orchestra (1991); Largo - nove variazioni canoniche per orchestre d'archi (1999); Quasi niente per 20 strumenti (2003). Nel 1992 ha ricevuto il Premio Abbiati e nel 2007 è divenuto direttore onorario dell'Istituto musicale Vincenzo Bellini di Catania.

Ludovico Einaudi nasce a Torino nel 1955. Pianista e compositore, intraprende questo percorso sospinto dalla madre, anch'essa musicista. Dopo gli studi al Conservatorio, si perfeziona con Luciano Berio ed inizia l'attività concertistica. L'album che consacra il successo internazionale dell'artista si intitola "Le onde” ed è pubblicato nel 1996. Struggenti sono le ballate che lo compongono, ispirate ai racconti di Virginia Woolf. Il successivo "Eden Roc" (1999) è fondamentale nell'evoluzione artistica di Einaudi per l'introduzione di un quartetto d'archi che caratterizzerà molti dei lavori successivi. Dopo "I giorni" del 2001 e "Una mattina" del 2004, è il momento di "Divenire”, album del 2006 in cui l'artista espande le proprie sonorità collaborando con la Royal Liverpool Philharmonic Orchestra. Nel 2007 Ludovico Einaudi è il primo musicista classico ad esibirsi all'iTunes Festival, dimostrandosi artista trasversale, oltre che apprezzatissimo a livello globale. Continua l'attività compositiva con "Cloudland" e "Nightbook", alla quale alterna un'intensa sessione di concerti. Il 2013 è l'anno di “In a time lapse", lavoro delicato e suadente, registrato in un monastero. Qui il piano di Einaudi si fa più introspettivo e le note, accompagnate da archi, sax e percussioni, inseguono riflessioni sul trascorrere del tempo. "Elements" vede la luce due anni dopo ed è uno nuovo punto di partenza per l'artista torinese. La musica si intreccia alla filosofia e all'arte, trasformandosi in mappa dei pensieri e dei sentimenti. Trascorsi tre anni da "Elements", Einaudi si dedica ad un nuovo progetto musicale che prende il nome di "Seven days walking". Si tratta di un lavoro molto particolare perché suddiviso in 7 parti, ognuna delle quali pubblicata a distanza di un mese. Il 15 marzo 2019 è il turno di "Seven days walking Day 1", la prima uscita prevista. Anticipato di due settimane dal singolo "Cold Wind", il lavoro traduce in musica i pensieri dell'artista legati alle lunghe camminate in montagna che lo vedono impegnato nei mesi invernali. Le altre 6 parti del progetto ripercorrono gli stessi sentieri, affrontandoli in modo diverso. Il risultato è un viaggio sempre nuovo lungo lo stesso itinerario. Complesso e profondo, il progetto segna un capitolo inedito nella carriera artistica di Einaudi, scandito dalla firma del nuovo contratto con la Decca Records.

Philip Glass, compositore statunitense nato a Baltimora nel 1937. Formatosi musicalmente alla Juilliard School di New York insieme a S. Reich, nel 1964 si è trasferito a Parigi per studiare con N. Boulanger. Tornato in America dopo un lungo soggiorno in India, ha fondato il suo gruppo nel 1968. Il suo stile è caratterizzato dalla ripetizione di piccole formule o incisi (procedimento evidentemente influenzato da pratiche musicali orientali) che subiscono talvolta lievi e impercettibili modifiche. Dato il carattere della sua musica, Glass tende a esserne in prima persona interprete. Tra le opere più significative: The civil wars (1984); The sound of a voice (2003), opera teatrale su testo di D. H. Wang; le colonne sonore dei film The hours (2002), Undertow (2004), Taking lives (Identità violate, 2004). Tra i lavori più recenti vanno ancora ricordati Waiting for the Barbarians (2005, tratto dal romanzo di J. M. Coetzee); la Sinfonia n. 8 (2005); The Illusionist (2006); The Passion of Ramakrishna (2006); Appomattox (2007); Sonata per violino e piano (2008); Pendulum (2010). Nel 2015 ha pubblicato la sua autobiografia: Words without music.

Giacomo Manzoni, (Milano 1932) allievo di E. Desderi e di O. Fiume, insegnante di composizione al Conservatorio di Milano, critico musicale dell'Unità (1961-66). Sensibile all'influsso di Schönberg e in genere della Scuola di Vienna, è autore di opere per teatro (La Sentenza, un atto di E. Jona, 1960; Atomtod, ancora su libretto di Jona, 1965; Per Massimiliano Robespierre, su testi varî e con la collaborazione di L. Pestalozza e V. Puecher, 1975) e di composizioni orchestrali (Ombre, dedicato a Che Guevara, 1967-68; Parole da Beckett, 1971; Modulor, 1979; Ode, 1982; Sembianti, 2003). Del 1995 è, invece, il Furioso per violino e pianoforte. Tra i suoi libri Guida all'ascolto della musica sinfonica (1967), A. SchönbergL'uomo, l'opera, i testi musicali (1975), oltre a traduzioni di scritti dello stesso Schönberg e di Adorno. Nel 2007 alla Biennale di Venezia Musica ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera.

 Renato Miani (Udine, 1965), ha studiato composizione con D. Zanettovich, ed ha seguito corsi di perfezionamento con F. Nieder e W. Rihm. Ha ottenuto vari premi in concorsi nazionali ed internazionali (Friburgo, Amsterdam, Vienna, Tolosa, Roma, Brescia, Pescara, Perugia, Arezzo…). Sue opere sono state eseguite in diverse manifestazioni in Italia ed all’Estero, fra le quali: Festival F. Schubert al Musikverein di Vienna, Stagione concertistica del Wiener Konzerthaus, Concerti della Technischen Universität di Vienna, Gaudeamus Music-Week di Amsterdam, Festival de Musique Sacree di Friburgo, Schumannsplitter al Mozarteum di Salisburgo, Akzente al Konzerthaus di Klagenfurt, Expan-Werkstatt für neue Musik di Spittal, International Rewiew of Composers di Belgrado, Enartes a Città del Messico, Poya School Festival a Taiwan, Nuove musiche d’Europa e Cina al Teatro la Fenice di Venezia, Stagione Ex Novo Ensemble, Biennale di Venezia, ContempoPratoFestival, Stagione del Teatro Giovanni da Udine, Amici della musica di Udine e di Mestre, Mittelfest, PordenoneLegge, All’Opera Ragazzi di Pordenone, Premio Amidei di Gorizia e trasmesse dalla RAI e da varie emittenti internazionali. Attualmente è docente di Composizione al Conservatorio di Musica “J. Tomadini” di Udine. Ha insegnato presso l’Università di Udine ed è stato docente ospite al Mozarteum di Salisburgo.

Mauro Montalbetti, allievo di Antonio Giacometti, si è diplomato con lode in composizione presso il Conservatorio Verdi di Milano sotto la guida di Paolo Rimoldi e Irlando Danieli. É riconosciuto come uno dei compositori italiani più eseguiti e premiati della sua generazione, la sua musica è stata eseguita e commissionata in numerosi teatri e festival (Teatro alla Scala, Teatro la Fenice, Rai Nuova Musica, Milano Musica, Cantiere di  Montepulciano, Gaudeamus Music Week, North/South Consonance New York, Steirische Erbst, Ex Novo Musica, Bang On a Can Marathon New York.

É stato compositore in residenza per il periodo 2015-2017 presso la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e dal Settembre 2018 presso il VCC di Visby (Svezia). La sua musica è incisa per le etichette Deutsche Grammophon, Stradivarius, Cantaplupe, A simple lunch.

Salvatore Sciarrino (Palermo, 1947) si vanta di essere nato libero e non in una scuola di musica. Ha cominciato a comporre dodicenne, da autodidatta; primo concerto pubblico, 1962. Ma Sciarrino considera apprendistato acerbo i lavori anteriori al 1966, perché è allora che si rivela il suo stile personale. C’è qualcosa di veramente particolare che caratterizza questa musica: essa induce un diverso modo di ascoltare, un’emozionante presa di coscienza della realtà e di sé. Si tratta di una squisita rivoluzione musicale: al centro viene posto non più l'autore o la partitura bensì l'ascoltatore. E dopo cinquant’anni il gigantesco catalogo delle composizioni di Sciarrino è tuttora in una fase di sorprendente sviluppo creativo. Compiuti gli studi classici e qualche anno di università nella sua città, nel 1969 il compositore siciliano si è trasferito a Roma e, nel 1977, a Milano. Dal 1983 risiede in Umbria, a Città di Castello. Oltre che autore della maggior parte dei libretti delle proprie opere teatrali, Sciarrino ha una ricca produzione di articoli, saggi e testi di vario genere. Ha insegnato nei conservatori di Milano (1974–83), Perugia (1983–87) e Firenze (1987–96). Parallelamente ha tenuto corsi di perfezionamento e masterclass; da segnalare in particolare quelli di Città di Castello dal 1979 al 2000 e i corsi alla Boston University. Al presente tiene corsi di alto perfezionamento di Composizione presso l' Accademia Chigiana di Siena. Fra il 1978 e il 1980 è stato Direttore Artistico al Teatro Comunale di Bologna. Accademico di Santa Cecilia (Roma), Accademico delle Belle Arti della Baviera e Accademico delle Arti (Berlino), Laurea honoris causa in Musicologia Università di Palermo.

Stefano Scodanibbio (Macerata 1956 - Cuernavaca 2012), è stato uno dei maggiori contrabbassisti dei nostri tempi. Ha composto più di 50 opere, principalmente per strumenti ad arco, eseguite in tutto il mondo. Dagli anni ’80 il suo nome è legato alla rinascita del contrabbasso. Ha suonato nei maggiori festival di musica contemporanea numerosi pezzi scritti appositamente per lui da compositori quali Bussotti, Donatoni, Estrada, Ferneyhough, Frith, Globokar, Sciarrino, Xenakis. Nel 1983 ha fondato la Rassegna di Nuova Musica di Macerata. È stato insegnante di contrabbasso ai Darmstadt Ferienkurse, inoltre ha impartito Master Class e Seminari alla Berkeley University, alla Stanford University, all’Oberlin College, alla Musikhochschule Stuttgart, al Conservatoire de Paris, al Conservatorio di Milano. Ha collaborato a lungo con Luigi Nono («arco mobile à la Stefano Scodanibbio» è scritto nella partitura del Prometeo) e Giacinto Scelsi. Di particolare rilievo le sue collaborazioni con Terry Riley e con Edoardo Sanguineti. John Cage, in una delle sue ultime interviste, ha detto: «Stefano Scodanibbio è stupefacente. Non ho mai sentito nessuno suonare il contrabbasso come lui».

Alessandro Solbiati, compositore, allievo di Franco Donatoni e di Sandro Gorli, vincitore nei primi anni ‘80 di vari concorsi nazionali e internazionali, da più di vent’anni è eseguito nei principali festivals europei. Molte le incisioni monografiche in CD e DVD, con varie case italiane ed europee. In campo teatrale esordisce con “Il carro e i canti “, da Puŝkin, (Trieste -Teatro Verdi, aprile 2009), e continua con “Leggenda”, da Dostoevskij, commissione del Teatro Regio di Torino, messa in scena nel settembre 2011 (direzione di G.Noseda, regia di S.Poda). Una terza opera attorno al "Suono giallo" di Kandinski, messa in scena al Teatro Comunale di Bologna nel 2015, vince il Premio Abbiati della critica musicale come miglior prima esecuzione in Italia nel 2015.

Dal 2013 effettua per Radiotre serie di emissioni intitolate “Lezioni di musica”. Insegna Composizione dal 1982 (prima al Conservatorio di Bologna e dal 1995 in quello di Milano.  Pubblica per la Casa Editrice Suvini Zerboni di Milano.

Virginio Zoccatelli (1969) è uno dei compositori italiani più interessanti ed eclettici della sua generazione: dotato di una solida preparazione accademica e culturale, è autore di un vasto catalogo (500 titoli) che comprende lavori orchestrali, per orchestra di fiati, cameristici, teatrali, balletti fino ad abbracciare la musica per le colonne sonore, per i documentari e le sonorizzazioni audio video. Autore di 8 opere teatrali, si ricordano “Empedokles”, “La Maschera”, “Il violino magico”, “Foibe”, “Ecomusical”, “VivAntigone”: nel febbraio 2017 il Teatro Politeama di Palermo ha allestito l’opera “La Maschera” con la direzione dell’autore alla testa dell’Orchestra Giovanile Siciliana e la regia di S. Alù. Nel 2019 ha firmato la colonna sonora del docufilm “Diec” per la regia di Thomas Turolo. Per la compagnia di danza RBRDanceCompany ha scritto i balletti “Giulietta e Romeo...l’amore continua” (prod 2012-13), e “Indaco” (prod. 2014-15), rappresentati nei maggiori teatri italiani. Per la Rai e l’editore RAITRADE ha espressamente pubblicato i Cd “Open dialogues”(2010), “Orchestral movements”(2011), “Jeux et Paysages” (2012), “Landscapes”(2013): le musiche contenute in questi album sono regolarmente utilizzate in trasmissioni televisive di grande successo di RaiUno, RaiDue, RaiTre, La7, RealTime.  E’ vincitore di circa 20 Concorsi di Composizione nazionali ed internazionali: ha inciso e publicato oltre 25 CD in qualità di compositore, direttore d’orchestra e pianista. A 30 anni risulta tra i più giovani autori inseriti nell' "Enciclopedia italiana dei Compositori Contemporanei" edita da Pagano (Napoli, 1999). Le sue composizioni, presentate in Italia e all'estero, sono state eseguite da prestigiosi solisti, ensemble (Accademia Secolo XXI, Orchestra Cantelli di Milano, Budapest Concert Orchestra MAV, Ensemble dell’orchestra filarmonica di Lviv (Ucraina), Orchestra del Conservatorio di Udine, Orchestra Giovanile Siciliana del Teatro Politeama). Le sue musiche sono state dirette da V. Parisi, C. Ambrosini, A. Canonici, M. Testa, A. Mannucci, M. Somadossi.

 

Biografie degli interpreti

Ex Novo Ensemble nato a Venezia nel 1979 dalla collaborazione tra un gruppo di musicisti ed il compositore Claudio Ambrosini, l’Ex Novo Ensemble rappresenta ormai una realtà di riferimento nel panorama internazionale della musica nuova. La continuità del lavoro comune, la coerenza artistica e professionale hanno consentito al gruppo di acquisire una cifra interpretativa che gli è stata riconosciuta dal pubblico e dalla critica dei principali festival e rassegne europei. L’impegno portato nell’approfondimento del linguaggio musicale contemporaneo è in seguito divenuto punto di partenza per la rilettura del repertorio classico e particolarmente di alcune pagine affascinanti, destinate ad organici rari e tuttora poco note. Da mettere in rilievo le molte prime esecuzioni assolute di lavori scritti e dedicati all’Ex Novo Ensemble (sarebbe davvero impossibile citarli tutti, ci limitiamo alle collaborazioni con Claudio Ambrosini, Sylvano Bussotti, Aldo Clementi, Azio Corghi, Luis De Pablo, Alvin Lucier, Luca Francesconi, Giacomo Manzoni, Fabio Nieder, Salvatore Sciarrino) presentati al pubblico anche attraverso la registrazione di produzioni e concerti per le maggiori radio europee. Significativo il contributo alla diffusione della musica da camera del Novecento storico italiano testimoniato da più di venti dischi frutto della prolungata collaborazione con gli editori: Albany Records, ARTS, ASV Records, Black Box, Stradivarius, Dynamic, Ricordi, Naxos, Brilliant. Dal 2013 cura per il Teatro La Fenice la Maratona Contemporanea, manifestazione che ogni anno propone in una sola giornata brevi composizioni in prima esecuzione assoluta.

Carlo Lazari, veneziano, si diploma in violino col massimo dei voti al Conservatorio di Venezia sotto la guida di Renato Zanettovich, continuando in seguito lo studio all'Accademia Stauffer di Cremona con Salvatore Accardo ed alla Scuola di Musica di Fiesole con Stefan Gheorghiu; ha inoltre preso parte a masterclass tenute da Franco Gulli ed Henryk Szering presso l’Accademia Chigiana di Siena e Nathan Milstein al Muraltengut di Zurigo. Premiato dalle giurie di molte rassegne violinistiche nazionali ha ottenuto il 2°premio (1° non assegnato) al IX° Concorso Internazionale di violino “A. Curci”. Suona stabilmente dal 1981 con l' Ex Novo Ensemble di Venezia con il quale ha effettuato numerose tournée ed incisioni discografiche per Dynamic, Ricordi, Stradivarius, AS Disc e Giulia Records. Sul versante filologico, come violinista barocco è impegnato con “L'Arte dell'Arco” nella registrazione integrale dei concerti per violino di Tartini per Dynamic. É membro de “I Solisti Filarmonici Italiani” con il quale incide per la Denon ed effettua tournée in tutto il mondo.

Aldo Orvieto, dopo gli studi al Conservatorio di Venezia incontra Aldo Ciccolini, al quale deve molto della sua formazione musicale. Ha inciso più di settanta dischi dedicati per Dynamic, Stradivarius, Ricordi, ASV, Black Box Music, Cpo, Hommage, Mode Records, Naxos, Winter & Winter riscuotendo unanime consenso della critica; ha registrato produzioni e concerti per le tutte le principali radio europee. Ha suonato come solista con molte orchestre tra cui la OSNR, l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, del Comunale di Bologna, dell’Arena di Verona, dell’ORT di Firenze, l’Ensemble 2e2m di Parigi, Accroche Note di Strasburgo, e in formazioni da camera con prestigiosi complessi di fama internazionale. Ha svolto intensa attività concertistica e discografica con i violinisti Luigi Alberto Bianchi, Felix Ayo, e Dora Bratchkova con i violoncellisti Arturo Bonucci e Luigi Piovano, con i pianisti John Tilbury e Marco Rapetti, con le cantanti Sara Mingardo, Monica Bacelli, Gemma Bertagnolli e Luisa Castellani. Importanti prime esecuzioni e dediche di lavori da parte di Salvatore Sciarrino, Claudio Ambrosini, Sylvano Bussotti, Stefano Gervasoni, Aldo Clementi, Fabio Nieder, Luis De Pablo e lusinghieri consensi da alcuni dei più grandi compositori del nostro tempo tra cui Luigi Nono, e Mauricio Kagel.

Daniele Roi, ha studiato pianoforte con Paul Badura Skoda, clavicembalo con Huguette Dreyfus e musica da camera con Giovanni Guglielmo, il Trio di Trieste, il duo Gulli-Cavallo. Ha suonato per undici anni con Jean Pierre Rampal oltre ad aver collaborato con Sergio Azzolini, Alain Marion, Uto Ughi, Shigenory Kudo, Peter Lukas Graf, Andras Adorian, Lucia Valentini Terrani, Dorina Frati, Wolfram Christ, Angelo Persichilli. Nel 1981 è stato il clavicembalista nelle rappresentazioni dell’opera Orlando Furioso di Vivaldi al Thèâtre du Chatelet di Parigi con Marilyn Horne e la regia di Pierluigi Pizzi. E' stato diretto come solista da direttori quali Alberto Zedda, Riccardo Chailly, Peter Maag. Ha effettuato registrazioni radio televisive per enti nazionali ed esteri ed incisioni per Erato, Tactus, Decca, Fonè, Dynamic, Capstone Records New York con repertorio che spazia dal barocco al contemporaneo. Da anni si dedica allo studio della danza antica; allievo di danza barocca di Deda Cristina Colonna ha frequentato corsi di perfezionamento con Cecilia Gracio Moura, Gloria Giordano, Alessandro Pontremoli e Lucio Testi. Tiene con successo corsi di danza barocca nei Conservatori e scuole di musica. Esperto di scrittura Feuillet ha coreografato le danze della terza partita di Bach per violino che viene eseguita in pubblico con la violinista Sonig Tchakerian. Studia inoltre flamenco con  Marta Roverato e Rossano Tosi, partecipando a stages con Brigitta Merki, Raul Manuel Chamorro “el Buleria”, Jose Merino, Angel Muñoz, Manuel Reyes, Concha Jareño, Vicki Barea.          

Daniele Ruggieri, flautista, ha compiuto gli studi con il massimo dei voti a Venezia con Guido Novello e a Ginevra, I° Prix de Virtuosité nella classe di Maxence Larrieu. Nella sua formazione è stato importante l’incontro precoce con Claudio Ambrosini. Ha preso parte ai principali Festival internazionali; di particolare rilievo il debutto in Giappone presso il Denki Bunka Kaikan di Nagoya con la Aichi Central Symphony Orchestra e la prima esecuzione assoluta della versione per flauto e orchestra di Adagio di Salvatore Sciarrino, con l’Orchestra del Teatro La Fenice. Ha inciso per Albany Records, ASV Records, Black Box, Brilliant Classics, Dynamic, Denon, Rai Trade, Resonance, Ricordi, Stradivarius, Tactus. Ha inoltre registrato concerti e produzioni per BBC, RAI, Radio France, Westdeutscher Rundfunk (WDR), Radio Belga (RBFT e KLARA), Radio Polska, Radio della Svizzera Tedesca (DRS), Radio Svedese. Ha tenuto lectures, concerti e masterclasses per diverse prestigiose istituzioni accademiche fra cui Boston University, Rowan University, Haverford College (U.S.A), Hochschule für Musik di Mainz (Germania), Conservatorio Superior de Murcia (Spagna). Nel 2019 ha vinto il premio Abbiati per la registrazione del disco con l’integrale della musica solistica e cameristica per flauto di Claudio Ambrosini.

Carlo Teodoro, si è diplomato con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Venezia con  Adriano Vendramelli, e presso le Hochschule di Stoccarda e di Mannheim con Michael Flaksman conseguendo il Konzertexamen (Aufbaustudium II); ha seguito le Masterclass di Rocco Filippini, Natalia Gutman e Daniel Schafran e il corso di alto perfezionamento del Trio di Trieste presso il Collegio del Mondo Unito di Duino. Tra i fondatori dell’Ex Novo Ensemble, ha collaborato con I Solisti Veneti, le Orchestre della RSI, del Teatro La Fenice di Venezia, l’Orchestra di Padova e del Veneto. Svolge un’intensa attività concertistica esibendosi nell’ambito di prestigiosi festival in tutto il mondo tra i quali: Festival di Salisburgo, Großer Musikvereinsaal di Vienna, Opera di Montecarlo, Lincoln Center, Conservatorio di Mosca, Dresdner Musikfestespiele, Teatro Colon, Tokyo Opera City, Sapporo Concert Hall. Gli sono state dedicate composizioni da Claudio Ambrosini, Luca Mosca, Marino Baratello, Ivan Vandor. Ha registrato brani in prima assoluta per le principali radio europee e numerosi CD per: Dynamic, Giulia, Arts, ASV Ricordi, Rivo Alto, AS disc, Stradivarius, Edipan, Velut-Luna, Denon, Naxos, Ricordi. É titolare della classe di Musica da Camera e docente di violoncello nel Biennio Specialistico ad indirizzo interpretativo presso il Conservatorio di Udine.

Davide Teodoro clarinettista. Diploma a Venezia con Giovanni Bacchi. Perfezionamento per la musica da camera con il Trio di Trieste. Premiato nei concorsi internazionali di musica da camera di Trapani, Caltanissetta, Stresa. É attualmente docente di clarinetto al Conservatorio di Udine. Tiene masterclass in Italia e all’estero (Conservatorio centrale cinese di Pechino). Ha collaborato con prestigiosi direttori quali: Diego Masson e Ed Spanjaard. Ha registrato numerosi lavori per le principali radio europee (Lachenmann: Dal niente, Radio Belga RTBF; Bettinelli: Studio da concerto, Radio3 RAI; Donatoni: Spice BBC, etc.), e inciso importanti composizioni come la Fantasia per clarinetto e pianoforte di Rossini (CD Arts), lo Studio per clarinetto solo di Donizetti (CD Giulia), il Solo Dramatique e la Suite per clarinetto e pianoforte di Busoni (CD Dynamic), la Sequenza IX e il Lied di Berio (CD Black Box). Altre importanti produzioni sono state infine incise per Ricordi, Stradivarius, ASV Records, Albany Records, Edipan, ASdisc, Velut Luna. É uno dei fondatori dell’Ex Novo Ensemble, gruppo cameristico con il quale dal 1979 svolge un’intensa attività concertistica nei principali Festival europei.

Manuel Zurria è nato a Catania nel 1962 e vive a Roma dal 1980. Ha collaborato con alcuni tra i più importanti compositori italiani quali Francesco Pennisi, Sylvano Bussotti, Aldo Clementi, Adriano Guarnieri, Franco Donatoni, Fabio Vacchi  e Luca Francesconi. Di rilievo la sua lunga e intensa collaborazione con Salvatore Sciarrino e Alvin Lucier. Ha partecipato a Festivals quali: Biennale Musica Venezia, Pacific Music Festival, Musica Strasbourg, Beethovenhalle, Settembre Musica, De Yjsbreker, IRCAM Agorà, Rachmaninov Hall Moscow, Temporada Buenos Aires, Festival d'Automne Paris, Rikskonserter Stockholm, Takefu Festival Japan, Akademie der Künste Berlin, Maerz Musik, Archipel, NUMUS Aarhus, Orpheus Foundation, Auditori Barcelona, Musica Nova Helsinki, ULTIMA Oslo, Ensem Valencia, Wien Modern, Gaida Vilnius, MusikHaus Wien, Berliner Philarmonie, Teatro alla Scala, Orestiadi di Gibellina, Huddersfield Contemporary Music Festival, New Directions Lulea-Sweden, Bartòk Festival Hungary, Philarmonie Luxembourg, Centro Cultural São Paulo Brazil, Tectonics Athens. Nel 1990 è stato tra i fondatori di Alter Ego; attualmente lavora con il PMCE presso l'Auditorium di Roma. La sua discografia conta attualmente circa 40 cd e vinili per etichette quali BMG-Ariola, Ricordi, Capstone Records, EdiPan, Stradivarius, Die Schachtel, Mazagran, Mode Records, Megadisc, God Records, Atopos, Touch UK, Another Timbre, Modern Love.

 

 

 

Date: 
Mittwoch, Oktober 23, 2019 bis Donnerstag, März 19, 2020
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Price: 
Paid admission